L’ultimo Rapporto annuale dell’Inps del 2024 ha rivelato dati significativi sul sistema previdenziale italiano, con un costo totale delle prestazioni che ammonterà a 364 miliardi di euro. Nonostante una diminuzione del 9% dei trattamenti pensionistici anticipati, gli assegni di vecchiaia e invalidità mostrano un trend in crescita. La quota di lavoratori che continuano a lavorare anche dopo il raggiungimento dell’età pensionabile è in aumento, evidenziando una dinamicità del mercato del lavoro.
Nel 2024 oltre 27 milioni di assicurati Inps: +5,9% sul 2019 con una crescita del 28,8% da Paesi extra-Ue
Nel 2023, il numero degli assicurati Inps ha superato quota 27 milioni, segnando un incremento dell’1,5% rispetto all’anno precedente e del 5,9% rispetto al 2019, equivalenti a circa 1,5 milioni di nuovi iscritti, di cui 719 mila giovani sotto i 34 anni. Focalizzando l’analisi su vari gruppi demografici, si nota che la crescita è stata più marcata tra le donne (+6,7%) rispetto agli uomini (+5,2%), e sopra tutto nel Sud Italia (+7,4%) rispetto al Centro-Nord (+5,3%). Un dato significativo è l’aumento dei lavoratori provenienti da Paesi extra-UE, che ha raggiunto un incremento del 28,8%, mentre la percentuale di lavoratori in arrivo da Stati membri dell’UE è diminuita. Anche il numero di lavoratori under 34 è aumentato dell’11,2% dal 2019.
Quasi 20,8 milioni di lavoratori dipendenti: il 13,7% stranieri da aree extra-UE
I dati mostrano che nel 2024 i lavoratori dipendenti sono stati quasi 20,8 milioni, con una composizione di l’86,3% di italiani e cittadini dell’UE-15 e un 13,7% proveniente da altre zone dell’Unione Europea o da Stati extra-UE. L’Inps segnala un incremento delle retribuzioni annuali di questi lavoratori, con un aumento del 10,3% dal 2019 al 2024, risultato di diversi fattori quali il recupero dall’inflazione, i rinnovi contrattuali e il taglio del cuneo fiscale.
Si intensifica il rientro dei “cervelli”: 40mila nel 2023
Il rapporto evidenzia inoltre un significativo ritorno degli “cervelli”, con 40.000 professionisti rientrati in Italia nel 2023, rispetto ai solo 1.700 nel 2016. Le misure fiscali attuate per incentivare questo fenomeno hanno portato a una migliore occupazione tra i giovani e una crescente femminilizzazione del rientro, che ora comprende circa il 30-40% di donne e il 60-70% di individui sotto i 40 anni. Complessivamente, gli italiani rientrati nella nazione costituiscono il 70-80% del totale, tenendo conto che anche i lavoratori stranieri hanno beneficiato delle stesse politiche.