L’Istituto per le Opere di Religione (Ior) ha rilasciato il suo primo Rapporto di sostenibilità, sottolineando il suo impegno per la trasparenza finanziaria e per la coerenza con i principi della Chiesa cattolica. Questa iniziativa segna un passo significativo verso la gestione responsabile degli investimenti, escludendo settori che non sono allineati con i valori religiosi e fornendo un quadro dettagliato delle sue pratiche finanziarie.
## Il focus degli investimenti sulla tutela della vita umana
L’Ior si impegna a mantenere un portafoglio di investimenti che rispetti i principi fondamentali della dottrina cattolica. “Dobbiamo escludere dai nostri investimenti ciò che non rientra nei principi della dottrina e allo stesso tempo essere buoni investitori”, afferma Aurelio Amaduzzi, responsabile della funzione Risk Management dello Ior. Questo impegno comprende l’accessibilità a pratiche finanziarie trasparenti e responsabili, con un forte focus sulla tutela della vita umana. Per il 2024, l’Ior ha registrato un utile di 31 milioni di euro e un valore economico totale di 50 milioni, distribuito tra il Santo Padre, i dipendenti e fornitori.
## Rigorosi divieti sugli investimenti
Il Rapporto di sostenibilità chiarisce che l’Ior evita di investire in società che operano in settori controversi, inclusi quelli legati all’aborto, ai prodotti contraccettivi e all’industria delle armi. Specificatamente, l’Istituto si astiene dall’investire in attività legate al gioco d’azzardo, al tabacco, all’alcol e ad altre pratiche ritenute in conflitto con i principi etici della Chiesa. Inoltre, l’Ior applica rigidi criteri nella selezione dei suoi investimenti, evitando participationi in aziende che violano i diritti umani o non rispettano le norme commerciali etiche stabilite dal Global Compact delle Nazioni Unite.