Poste Italiane mira al delisting di Tim: l’opa si attiva se l’adesione supera il 66,67%!

Marzo 23, 2026

Giuseppe Baroni

Poste Italiane mira al delisting di Tim: l’opa si attiva se l’adesione supera il 66,67%!

A poco meno di due settimane dal deposito della lista per il rinnovo del vertice di Poste Italiane, il consiglio di amministrazione del gruppo dei servizi postali ha approvato la proposta per l’avvio di un’offerta pubblica di acquisto e scambio totale sul capitale di Tim, attualmente detenuto al 27%. L’operazione mira, in definitiva, al delisting della società telefonica, che implica la sua uscita dalla Borsa. Perché l’offerta sia considerata valida, è necessario però che il gruppo raggiunga il 66,67 percento del capitale.

Dettagli dell’offerta: scambio azionario e pagamento in contanti

L’operazione, annunciata dal gruppo diretto da Matteo Del Fante, prevede un aumento di capitale approvato dal consiglio, per l’emissione di nuove azioni di Poste da offrire agli azionisti di Tim. Per ogni 5.000 azioni della società telefonica cedute, gli investitori riceveranno 109 azioni di Poste. In aggiunta, verrà corrisposto un conguaglio in denaro di 835 euro. Così, agli azionisti di Tim sarà riconosciuto un pagamento di 0,167 euro per ogni azione di Tim insieme a una componente in titoli pari a 0,0218 azioni ordinarie di Poste di nuova emissione.

Per gli azionisti di Tim, il valore dei titoli della società presieduta da Pietro Labriola avrà un premio del 9,01% rispetto ai valori di Borsa rilevati il 20 marzo scorso (0,583 euro per azione). La nota diffusa dal gruppo chiarisce: «Il corrispettivo complessivo dell’offerta, comprensivo della parte cash e delle azioni, corrisponde a una valorizzazione di 0,635 euro per ciascun titolo di Tim, comportando un premio del 9,01% rispetto al prezzo ufficiale registrato il 20 marzo 2026».

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Impatto finanziario e quote di controllo

L’esborso totale per Poste Italiane, nel caso di adesione totale all’offerta, si aggirerebbe attorno ai 2,8 miliardi di euro. Con il raggiungimento di tale adesione, gli azionisti di Tim deterebbero il 22% del capitale della società dei servizi postali, mentre la quota di controllo dello Stato, attualmente al 65%, subirebbe una diluizione del 23%, scendendo così al 51%. In particolare, la Cdp vedrebbe la sua quota ridursi dal 35 al 28% e il Ministero dell’Economia e delle Finanze dal 29 al 13% di Poste. Una volta completata l’operazione, il gruppo integrato Poste-Tim avrà una capitalizzazione superiore ai 30 miliardi con un flottante, ovvero il valore delle azioni scambiabili sul mercato, stimato in 15 miliardi.

Prospettive del nuovo gruppo

Il nuovo gruppo combinato prevede ricavi per 26,9 miliardi di euro e l’impiego di 150.000 dipendenti, configurandosi come una delle principali piattaforme integrate del paese. Poste Italiane prevede sinergie complessive ante imposte di circa 700 milioni di euro all’anno, con 500 milioni derivanti da sinergie di costo e oltre 200 milioni da sinergie di ricavo. Gli oneri una tantum necessari per l’operazione ammontano a 700 milioni di euro, con un impatto positivo sull’utile per azione atteso a partire dal 2027.

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