Confindustria in crisi: il petrolio scende, ma inflazione e tassi galoppano!

Luglio 13, 2026

Giuseppe Baroni

Confindustria in crisi: il petrolio scende, ma inflazione e tassi galoppano!

Export Italiano in Ritirata: Il Settore Risente di Dinamiche Diverse

Nel mese di aprile, l’export italiano ha subito una battuta d’arresto, segnando un calo del 2,8%. Tuttavia, la media degli ultimi tre mesi mostra ancora una tendenza positiva. Le dinamiche variano notevolmente tra diversi mercati: gli Stati Uniti continuano a registrare performance favorevoli, mentre si segnala una contrazione in Medio Oriente, Turchia e Spagna. I prodotti in metallo hanno supportato le esportazioni, mentre il settore farmaceutico ha mostrato un rallentamento e i comparti tessile-abbigliamento e mobili sono rimasti deboli.

La Frenata del Turismo

Il segmento dei servizi sta affrontando difficoltà, in particolare a causa della diminuzione del turismo. La guerra del Golfo ha interrotto il precedente trend positivo, portando a una riduzione della spesa per viaggi degli stranieri in Italia, che ha registrato un calo del 3,2% a livello tendenziale nel mese di aprile. Anche l’indice S&P Global PMI conferma una leggera flessione nel settore dei servizi, evidenziando le sfide attuali.

La Situazione in Europa

In Europa, l’andamento del settore industriale presenta segnali di debolezza, in particolare in Germania e Spagna, dove la produzione è diminuita rispettivamente a -0,5% e il tasso è rimasto stabile in Francia e Germania con un’acquisizione della variazione pari a -0,5%. Al contrario, l’economia statunitense continua a crescere. La Cina, invece, vive una fase di dualità: le esportazioni hanno visto un aumento del 19,4% su base annua a maggio, così come la produzione industriale che ha registrato un +4,5%, ma la domanda interna rimane debole.

L’Incognita Petrolio

Il Centro studi ha messo in evidenza la situazione critica riguardante il petrolio. Sebbene il rischio di scarsità non possa essere completamente escluso, l’estate del 2026 si preannuncia critica. I dati raccolti per il periodo marzo-maggio 2026 mostrano un crollo vertiginoso nella produzione mondiale, passando da 107,3 a 93,7 mbg, principalmente a causa delle restrizioni nel transito attraverso il canale di Hormuz e di danni a impianti produttivi. Anche con la riapertura di Hormuz, la produzione resterà al di sotto delle necessità globali.

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Secondo le proiezioni dell’EIA, ci si attende un periodo di dieci mesi caratterizzato da un forte decumulo delle scorte, con una media di -5,2 mbg da marzo a dicembre, un evento piuttosto raro. Le conseguenze di questa situazione saranno diverse: l’Unione Europea, insieme a Cina e Giappone, dipende quasi integralmente dalle importazioni di petrolio. L’uso delle scorte disponibili e una possibile contrazione nei consumi a causa dei prezzi elevati potrebbero essere sufficienti per affrontare la crisi di produzione di petrolio, che si prevede rimarrà limitata fino alla fine dell’anno. Il periodo più critico si avrà nell’estate del 2026: se il traffico a Hormuz dovesse rimanere ostacolato, l’Occidente potrebbe dover adottare misure restrittive per contenere i consumi e prevenire scarsità. Nel contesto italiano, i settori più colpiti sarebbero il trasporto merci, l’uso di automobili e moto private, l’industria, l’agricoltura e il riscaldamento di case e uffici, mentre l’impatto sulla produzione di elettricità sarebbe minimo.

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