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Milano - Domenica 13 Maggio 2007Milano - Storia e Scienza a Brera
Iniziative per il pubblico al
MUSEO ASTRONOMICO-ORTO BOTANICO DI BRERA
dell'UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI MILANO
Via Brera, 28 -20121 Milano
Visita sulla Collezione di strumenti astronomici antichi e sulla storica cupola del telescopio Merz (1863-1865), utilizzato da Schiaparelli per le sue famose osservazioni del pianeta Marte. In caso di bel tempo, la visita prosegue con la salita sulla terrazza meteorologica, da dove è possibile ammirare la città dall'alto.
L'itinerario continua all'Orto Botanico di Brera; ne verrà raccontata la storia e illustrato il patrimonio vegetale.
Domenica 13 maggio 2007
ore 10.00
(durata ore 2.30 circa)
Venerdì 18 maggio 2007 ore 15.00
(durata ore 2.30 circa)
E' indispensabile prenotare telefonando allo 02 8846 3337 tutti i giorni ore 930-13.00 e 14.00-16.30 (sabato e domenica fino alle 17.30).
Le prenotazioni si aprono 15 giorni prima di ogni appuntamento.
Contributo richiesto: 5,00 Euro a persona.
Per prendere parte all'iniziativa occorre prenotare telefonando allo 02 8846 3337 tutti i giorni ore 9.30-13.00 e 14.00-16.30 (sabato e domenica fino alle 17.30)
Le prenotazioni si aprono 15 giorni prima di ogni appuntamento
Contributo richiesto e modalità di pagamento: il contributo richiesto per ciascun corso di 2 lezioni è di 30,00 Euro a persona, da versare sul c/c postale n. 40400202, intestato ad Associazione Didattica Museale, specificando come causale il titolo del corso stesso. Il versamento dovrà essere effettuato almeno 10 giorni prima dell'inizio del corso.
Per ulteriori informazioni:  http://www.brera.unimi.it/storiaescienza/pubblico/index.html Museo Astronomico-Orto Botanico di Brera Università degli Studi di Milano Via Brera 28 20121 Milano - Italy tel. +39 02 503 14680 fax + 39 02 503 14646  http://www.brera.unimi.it/

Milano - Introduzione allMilano - Introduzione all'Arte del Giardinaggio
Il corso prevede due incontri dove verranno indicate le regole base per una corretta manutenzione del verde del terrazzo e del giardino. Il corso sarà condotto da Manuel Bellarosa e Paola Caccia, giardinieri dell'Orto Botanico di Brera.
Domenica  13 maggio
ore 10.00 (durata 2 ore circa)
Domenica
20 maggio
ore 10.00 (durata 2 ore circa)
Per prendere parte all'iniziativa occorre prenotare telefonando allo 02 8846 3337 tutti i giorni ore 9.30-13.00 e 14.00-16.30 (sabato e domenica fino alle 17.30)
Le prenotazioni si aprono 15 giorni prima di ogni appuntamento
Contributo richiesto e modalità di pagamento: il contributo richiesto per ciascun corso di 2 lezioni è di 30,00 Euro a persona, da versare sul c/c postale n. 40400202, intestato ad Associazione Didattica Museale, specificando come causale il titolo del corso stesso. Il versamento dovrà essere effettuato almeno 10 giorni prima dell'inizio del corso.
Per ulteriori informazioni:

http://www.brera.unimi.it/storiaescienza/pubblico/index.html. Museo Astronomico-Orto Botanico di Brera, Università degli Studi di Milano, Via Brera 28 20121 Milano - Italy tel. +39 02 503 14680 fax + 39 02 503 14646     http://www.brera.unimi.it/

Milano - Le piante, le stelle i miti popolariMilano - Le piante, le stelle i miti popolari
Fin dai tempi più antichi, i miti e le leggende popolari hanno cercato di interpretare in modo fantasioso il significato degli eventi naturali. E forse non vi è nulla su cui la fantasia popolare si sia sbizzarrita più che sulle piante e le stelle, protagoniste le une dell'orizzonte diurno e le altre di quello notturno. L'Istituto di Fisica Generale Applicata e l'Orto Botanico dell'Università degli Studi di Milano propongono un percorso congiunto alla scoperta delle più belle e curiose leggende che riguardano le due metà del paesaggio.
Ogni evento comprende una conferenza in Orto Botanico sui miti legati alle piante e alle stelle, seguita da un rinfresco offerto dall'Istituto di Fisica Generale Applicata, infine dall'osservazione di Luna e Saturno al telescopio Merz e delle costellazioni dai tetti di Palazzo Brera.
In caso di maltempo la parte osservativa verrà sostituita dalla visita guidata alla storica cupola di Schiaparelli e al telescopio Merz.
Mercoledì 23 maggio 2007
ore 20.00 (durata 3 ore circa)
Per prendere parte all'iniziativa occorre prenotare telefonando allo 02 8846 3337 tutti i giorni ore 9.30-13.00 e 14.00-16.30 (sabato e domenica fino alle 17.30) entro le ore 13.00 del giorno in cui è prevista l'iniziativa.
Le prenotazioni si aprono 15 giorni prima di ogni appuntamento. Contributo richiesto: 10,00 Euro a persona.
Per prendere parte all'iniziativa occorre prenotare telefonando allo 02 8846 3337 tutti i giorni ore 9.30-13.00 e 14.00-16.30 (sabato e domenica fino alle 17.30)
Le prenotazioni si aprono 15 giorni prima di ogni appuntamento
Contributo richiesto e modalità di pagamento: il contributo richiesto per ciascun corso di 2 lezioni è di 30,00 Euro a persona, da versare sul c/c postale n. 40400202, intestato ad Associazione Didattica Museale, specificando come causale il titolo del corso stesso. Il versamento dovrà essere effettuato almeno 10 giorni prima dell'inizio del corso.
Per ulteriori informazioni:   http://www.brera.unimi.it/storiaescienza/pubblico/index.html Museo Astronomico-Orto Botanico di Brera, Università degli Studi di Milano Via Brera 28 20121 Milano - Italy tel. +39 02 503 14680 fax + 39 02 503 14646   http://www.brera.unimi.it/

 



 

 

 

 

SAle

A LEGNANO (MILANO)
DAL 5 MAGGIO AL 1° LUGLIO 2007
È IN PROGRAMMA LA MOSTRA
VARLIN L’ironia, la cenere, il niente

La visita in anteprima riservata alla stampa si terrà GIOVEDÌ 3 MAGGIO 2007 ORE 11.30 a Legnano Palazzo Leone da Perego (via Gilardelli 10).
Saranno presenti:
Maurizio Cozzi – Sindaco del Comune di Legnano
Carlo Lomartire – Assessore alla Cultura del Comune di Legnano
Flavio Arensi – Direttore Artistico Palazzo Leone da Perego e Progetto SALE
Vittorio Sgarbi – Assessore alla Cultura del Comune di Milano
Stefano Crespi – critico d’arte
L’antologica, curata da Flavio Arensi e Patrizia Guggenheim, presenta oltre 50 dipinti, di cui alcuni inediti, nel trentennale della morte dell’artista svizzero.
La mostra fa parte del progetto SALe (Spazi Arte Legnano) che propone per due mesi nelle due più importanti sede espositive, Palazzo Leone da Perego e il Castello Visconteo, nella Banca di Legnano e in luoghi strategici della città, le opere di importanti artisti italiani e stranieri. Un pullman partirà da Milano (piazza Buonarroti, davanti alla casa di riposo G. Verdi) alle ore 10.45 di giovedì 3 maggio 2007È gradito un cenno di conferma ai numeri 02433403 – 0236571438 – fax 024813841 Email: ;  

Presentata a Milano Cornice Art Fair. Venezia s’impone sul mercato dell’Arte ContemporaneaPresentata a Milano Cornice Art Fair. Venezia s’impone sul mercato dell’Arte ContemporaneaAlla presenza di oltre 150 giornalisti, si è svolta la Conferenza Stampa dove hanno partecipato Augustus Rylands (Direttore artistico di Cornice Art Fair), il Professor Franco Miracco (Portavoce del Presidente della Regione Veneto), Giorgio Marconi (Espositore a Cornice 2007), Massimo Barbero (Critico d’arte) e Vittorio Sgarbi (Assessore alla Cultura del Comune di Milano). ‘E’ una delle più importanti fiere a livello nazionale’, così ha esordito Augustus Rylands (Direttore artistico di Cornice Art Fair) alla Conferenza Stampa tenutasi Martedì 24 Aprile a Milano presso il Padiglione di Arte Contemporanea. Ad aprire le porte a Cornice sarà un vernissage dedicato agli ospiti VIP e alla stampa la sera del 6 giugno, e la Fiera rimarrà aperta al pubblico dal 7 al 10 giugno 2007. Parteciperanno critici, artisti, curatori e collezionisti di fama mondiale offrendo varietà di gallerie riguardanti l’Arte Contemporanea. Cornice entra sul sipario per la prima volta a Venezia, collaborando assieme alla Città di Venezia, Provincia di Venezia e Regione Veneto. Rylands ha sottolineato la mancanza di un evento fieristico durante il periodo della Biennale d’Arte di Venezia, testimoniata dalle svariate proposte avanzate in passato da parte di enti internazionali. Cornice, continua Rylands, costituisce finalmente la risposta alla necessità di ufficializzare e strutturare un ambiente preposto al mercato durante l’unico evento di portata internazionale e di consolidato prestigio in Italia per l’Arte Contemporanea. La Regione afferma che questo progetto dimostra come in Veneto sia affermato lo sviluppo e la promozione di attività culturali legate al contemporaneo. La Fiera sarà localizzata Presentata a Milano Cornice Art Fair. Venezia s’impone sul mercato dell’Arte Contemporaneanell’Area di Tronchetto accessibile sia da mezzi su gomma, che in barca dalla laguna. Verrà istituito un servizio di navetta  privata per i visitatori muniti di biglietto che collegherà la Fiera con i Giardini della Biennale. ‘Cornice sarà un modo per incontrare i Giornalisti e Milano è stata scelta come sede di Conferenza Stampa in  quanto il giornalismo rappresenta una presenza fondamentale’.‘Ringrazio alcune persone presenti che hanno partecipato a sponsorizzare questo evento come il ‘Gruppo Poletti’ che si occupa della promozione di vari campi fra cui anche l’arte. New Concept è un altro sostenitore della Fiera che presenta l’opera monumentale di Helidon Xhixha sui contenuti di tragedia di New York dell’11 Settembre 2001 con una doppia colonna d’acciaio e il simbolo delle stelle che evoca la bandiera degli Stati Uniti per poi trovare definitiva collocazione nella città di New York da cui ha tratto ispirazione.
Franco Miracco è intervenuto definendo Cornice: ‘Unica’. ‘Unica per due motivi: il primo riguarda il fatto che Venezia rappresenta la fiera che ospita artisti di pregio internazionale e il secondo perché possono partecipare singoli artisti oppure mostre a tema’ . L’arte contemporanea è un fulcro di questa rappresentazione: ‘Le gallerie di Arte Contemporanea sono affermate  in tutto il Nord Italia e questo lascia spazio a vari espositori’. Miracco ha ribadito la lacuna formatasi in seguito alla chiusura, nel 1968, dell’ufficio vendite della Biennale, sottolineando come Cornice non si pone quale intermediario tra gallerista e acquirente, ma si propone esclusivamente di offrire uno spazio affinchè queste realtà si incontrino.
Giorgio Marconi, ha annunciato ufficialmente la sua partecipazione a Cornice come Fondazione Marconi, avvalorando ulteriormente il proposito della fiera d’esser non solo un luogo preposto al mercato ma anche alla ricerca artistica, essendo la Fondazione un ente no profit.
Massimo Barbero ha percorso le diverse tappe fino ad arrivare all’istituzione di questa mostra dalle fasi progettuali fino al risultato definitivo come la partecipazione di 155 Gallerie d’Arte Contemporanea e sulla volontà del Comitato di dare spazio e visibilità a realtà ancora poco conosciute ma proprio per questo di grande interesse, come gallerie rumene, lituane, e artisti come la coreana Seo, l’uruguaiano Atchugarry, la turca Fati Hassan, nonché Zhang Xiaogang, esponente tra i più quotati dell’arte cinese.
La conferenza si è conclusa con l’intervento dell’Assessore Vittorio Sgarbi che ha riaffermato l’importanza del connubio tra arte e mercato, e confermato le potenzialità dell’iniziativa, tali da poter fare diventare Cornice l’evento principe fra le fiere d’arte italiane.
Cornice Art Fair si preannuncia come un imprescindibile punto di riferimento e d’incontro per il mondo dell’arte contemporanea, un luogo non solo deputato al mercato ma anche alla cultura ed alla valorizzazione delle espressioni artistiche contemporanee.
Un lungo applauso ha concluso la Conferenza

Per informazioni:
Erika Cornali –

www.corniceartfair.com

Press Office equipe srl:
Stefania morici –

Valentina Sartorio –
Olivia Spatola –

'SALe' da aprile a luglio 2007 - Rustin, Zucconi, Varlin, Galli, Riva e Greco...più sapore all'arte
 Negli ultimi anni la città di Legnano si è contraddistinta per una forte politica di recupero e riqualificazione dei suoi spazi espositivi, attraverso eventi di indiscussa qualità. “Palazzo Leone da Perego inaugurato nel 2000 e la Pinacoteca del Castello recentemente aperta al pubblico con una grande mostra dedicata a Goya – ricorda il sindaco di Legnano Maurizio Cozzi – sono la tangibile testimonianza dell’impegno che ha accompagnato questa amministrazione comunale nell’offrire alla città e al territorio che ad essa fa riferimento, una serie di occasioni di conoscenza di alcuni dei protagonisti più significativi della cultura figurativa e astratta italiana del novecento, insieme con grandi maestri della scena internazionale”. “Un percorso che prosegue – ha ribadito Flavio Arensi, direttore di Palazzo Leone da Perego e direttore artistico del progetto SALe – con questo nuovo appuntamento che propone per due mesi nelle due più importanti sede espositive, Palazzo Leone da Perego e il Castello Visconteo, nella Banca di Legnano e in luoghi strategici della città, le opere di importanti artisti italiani e stranieri”. Questo ciclo di iniziative, racchiuso nel progetto SALe – Spazi Arte Legnano, organizzato dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Legnano, intende rispondere in modo concreto a una delle domande che gli esperti di marketing culturale si fanno: come poter rendere fruibile l’arte ad un pubblico il più allargato possibile?  SALe vuole rispondere a questa necessità, portando l’arte, oltre che nei luoghi deputati naturalmente ad accoglierla, anche in spazi meno usuali come Piazza San Magno, Palazzo Malinverni e la Chiesa di San Domenico. Si comincerà il 14 aprile con la mostra JEAN RUSTIN. Celeste, psichiatrico, erotico, allestita fino al 1° luglio alla Pinacoteca del Castello, che presenta per la prima volta nel nostro Paese la produzione del maestro francese. L’esposizione, nata dalla collaborazione con la Fondation Rustin di Parigi ed Anversa, il Consolato Francese e il Centre Culturel Français di Milano e curata da Flavio Arensi, propone la produzione recente del maestro, mettendo a fuoco la disarmante solitudine dell’essere umano spaesato di fronte alla società e al suo tempo. Sempre dal 14 aprile viene presentato alla Pinacoteca del Castello il lavoro dello scultore piacentino Christian Zucconi; è la prima di una serie di esposizioni dedicate ai giovani artisti contemporanei. Qui si potranno ammirare le piccole sculture, i disegni, e il diario fotografico che testimonia l’esecuzione della scultura monumentale dedicato ad una battaglia ed appositamente creata per il comune di Legnano: l’opera sarà collocata in contemporanea con la mostra in piazza San Magno. Dal 5 maggio al 1° luglio, nel trentennale della morte e della sua prima importante mostra italiana, curata da Giovanni Testori, il Comune di Legnano presenta a Palazzo Leone da Perego un’ampia antologica del maestro zurighese Willy Varlin, fra le più importanti ed influenti voci del Novecento europeo. La mostra curata da Flavio Arensi e Patrizia Guggenheim, composta da 60 tele e 20 disegni, indaga soprattutto il rapporto fra Varlin e l’umanità, quella che in particolare egli amava ritrarre. Dal 14 maggio al 6 luglio, la Banca di Legnano ospiterà le 39 vedute di Venezia realizzate da Federica Galli che la “inciditrice” italiana più conosciuta nel mondo dona al Comune di Legnano, formando il primo nucleo di opere patrimonio della Pinacoteca del Castello. Dal 14 maggio, la Chiesa di San Domenico accoglierà una straordinaria opera dell’artista bergamasco Ugo Riva: due grandi angeli in terracotta dell’altezza di oltre 180 cm. La collocazione non è casuale, ma anzi testimonia il riannodarsi del legame tra l’arte contemporanea e l’ispirazione religiosa. Le opere di Ugo Riva sono il vertice di una tematica ampiamente analizzata dall’artista, che con questi angeli intende spingere l’osservatore a meditare non soltanto delle cose terrene, ma di alzare gli occhi verso il mistero.  Dal 14 maggio verrà posizionata nel Palazzo Malinverni la scultura in gesso dell’artista padovano Ettore Greco dal titolo Un martire. L’opera, appositamente realizzata per lo spazio legnanese, ritrae un martire, ossia un uomo che ha deciso di sacrificare la propria esistenza per testimoniare un’intima e indissolubile convinzione.

Gli orari d'apertura della Pinacoteca del Castello sono:
da martedì a sabato 15.30 - 19.30
domenica e festivi 10.00 - 13.00 e 15.30 - 19.30
Chiusa il lunedì


14 aprile - 1 luglio
JEAN RUSTIN
Celeste, psichiatrico, erotico
 Jean Rustin, classe 1928, è uno degli artisti parigini più brutalmente legato all'indagine psicologica del nostro tempo. Fra i grandi maestri francesi è tuttavia poco noto in Italia, mentre può contare importanti personali estere. Per la prima volta nel nostro paese con una mostra pubblica tanto ampia, Rustin espone le sue opere al Castello di Legnano, dove presenta un corpus di oltre sessanta lavori. La mostra, nata dalla collaborazione con la Fondation Rustin di Parigi ed Anversa, il Consolato Francese e del Centre Culturel Francais di Milano e curata da Flavio Arensi, propone la produzione recente del maestro, mettendo a fuoco la disarmante solitudine dell'essere umano spaesato di fronte alla società e al suo tempo. Le immagini di Rustin, ambientate per lo più in interni claustrofobici, sono la diretta conseguenza della disamina baconiana, dello strazio novecentesco della Guerra e delle grandi ribellioni, ma anche l'ironica visione di un uomo che si confronta con se stesso, la propria sessualità e pulsioni.

5 maggio - 1 luglio
WILLY VARLIN
L'ironia, la cenere, il niente
Nel trentennale della morte e della sua prima importante mostra italiana, curata da Giovanni Testori, il comune di Legnano presenta un'ampia antologica del maestro zurighese Willy Varlin, fra le più importanti ed influenti voci del Novecento europeo. La mostra curata da Flavio Arensi e Patrizia Guggenheim, composta da 60 tele e 20 disegni, indaga soprattutto il rapporto fra Varlin e l'umanità, quella che in particolare egli amava ritrarre. A proposito dei suoi modelli, fra cui Frisch, Dùrenmatt, Cartier Bresson, Testori, l'artista scrisse: «col tempo scopro il masochismo degli intellettuali che vengono a farsi fare il ritratto da me. La loro gioia autolesionista me ne porta sempre nuovi. L'associazione dei danneggiati di Varlin annovera nomi sempre più illustri». Alla lunga teoria di 'danneggiati', che sono il fulcro della ricerca umana di Varlin, si assommano alcuni scorci francesi e italiani, in particolari alcune intense vedute veneziane. Nel catalogo, oltre al testo del curatore sono riportati gli scritti dei critici italiani che hanno studiato l'opera del maestro svizzero: Giovanni Testori, Roberto Tassi, Stefano Crespi,Vittorio Sgarbi.

14 maggio - 6 luglio
FEDERICA GALLI
 39 vedute di Venezia
Federica Galli, la 'inciditrice' italiana più conosciuta nel mondo, dona al comune di Legnano una delle sue cartelle incisorie più intense e liriche,la straordinaria interpretazione degli scorci lagunari delle 39 vedute di Venezia. L'artista milanese nel 2003, per i cinquant'anni d'incisione, espose a Palazzo Leone da Perego ben 90 fogli,in una mostra antologica di grande successo. Le 39 vedute di Venezia che formano il primo nucleo di opere patrimonio della Pinacoteca del Castello, verranno temporaneamente esposte, per questa iniziativa, presso la sede della Banca di Legnano.

Dal 14 aprile
CHRISTIAN ZUCCONI
Legioneexmatteo
Il lavoro dello scultore piacentino Christian Zucconi viene presentata alla Pinacoteca del Castello;si tratta della prima di una serie di esposizioni dedicate al giovani artisti contemporanei.Qui si potranno ammirare le piccole sculture i disegni, e il diario fotografico che testimonia l'esecuzione della scultura monumentale dedicato ad una battaglia ed appositamente creata per il comune di Legnano; l'opera, sarà collocata in piazza S. Magno, è interamente in marmo travertino (base 5 metri x 2,70 m di altezza), e rappresenta una complessa scena di lotta ispirata ai vangeli di san Matteo, dove si parla di una legione di corpi in lotta. Per l'occasione sarà presentato il volume monografico curato da Stefano Fugazza, direttore della Pinacoteca Ricci Oddi di Piacenza, Alfonso Panzetta, critico e docente,che ha di recente curato il Dizionario degli scultori italiani dell'Ottocento.

Dal 14 maggio
UGO RIVA
Angeli
 Due grandi angeli in terracotta dell'altezza di oltre 180 cm saranno collocati nella Chiesa di S. Domenico a significare il riannodarsi del legame tra l'arte contemporanea e l'ispirazione religiosa. Le opere, dello scultore Ugo Riva sono il vertice di una tematica ampiamente analizzata dall'artista, che con questi angeli intende spingere l'osservatore a meditare non soltanto delle cose terrene, ma di alzare gli occhi verso il mistero; di recente, lo scultore ha terminato una suggestiva Via Christi nel tempio votivo della pace, nella parrocchia di Santa Lucia in Bergamo, dove ha potuto meditare ampiamente sul concetto di arte sacra. Nella Chiesa cattolica gli angeli assumono una dimensione fortemente cristologica. Essi annunciano Cristo, lo servono, ne sono messaggeri, sono creati fin dalla loro origine in funzione del suo regno. Gli angeli hanno anche il compito di assistere e proteggere la Chiesa e la vita umana, per questo vengono invocati nelle celebrazioni e nelle preghiere dei credenti. Per Riva sono delle presenze quotidiane, segrete, che affiancano l'uomo e lo accompagnano nella vita, sostenendolo e aiutandolo.

Dal 14 maggio
ETTORE GRECO
Un martire
L'opera in gesso, appositamente elaborata dallo scultore padovano Ettore Greco per Palazzo Malinverni ritrae un martire, ossia un uomo che ha deciso di  sacrificare la propria esistenza per testimoniare un'intima e indissolubile convinzione. Fra i giovani scultori emergenti più apprezzati del nostro paese, Greco è un modellatore affascinante e sapiente nel solco della grande tradizione del passato. Non a caso, in una recente monografia, il critico Vittorio Sgarbi ha avuto modo di scrivere: «Ettore Greco, uno dei giovani scultori più determinati nell'affermazione del primato della forma plastica come essenza segreta della scultura, per lo sforzo di riprendere il percorso interrotto dopo l'avvertimento di Arturo Martini sulla scultura lingua morta. Non stupirà, dunque, di vederlo ripartire dall'ultimo titolare della grande tradizione classica nel quale si riproduce la febbre della forma di Michelangelo: Auguste Rodin. Nell'alveo della figurazione, della reintegrazione della figura umana, non Messina, non Manzù, non Marino, non Vangi interessano a Greco e neppure Antonio Lopez Garcia; ma Rodin e ciò che ne sopravvive nella interpretazione illanguidita di Perez».

Cornice Art Fair: arte e mercato a Venezia
 Cornice Art Fair, la nuova fiera d’arte moderna e contemporanea di Venezia, si svolgerà durante l’inaugurazione della 52º Biennale d’Arte, un appuntamento che non mancherà di sorprendere per la qualità delle opere proposte e per il prestigio delle gallerie internazionali presenti alla manifestazione. Un evento di grande rilievo per il mercato dell’arte che si propone come punto d’incontro per collezionisti, galleristi, artisti e curatori nazionali ed internazionali. La fiera sarà ubicata all’interno di un padiglione climatizzato di 16.000 mq nell’area di Tronchetto a Venezia, vicino al padiglione temporaneo usato dal teatro La Fenice dopo il devastante incendio del 1996. La manifestazione sarà aperta al pubblico dal 7 al 10 giugno 2007, con inaugurazione su invito mercoledì 6 giugno 2007.   Ideatore del padiglione ospitante la manifestazione è l’Architetto Carlo Castiglioni, un grande professionista specializzato nella realizzazione di fiere e mostre ma soprattutto fautore di numerosi progetti in aree prestigiose – e difficili a livello logistico – della città come: Piazza San Marco, l’Arsenale, il Padiglione Italiano della Biennale o la Mostra del Cinema di Venezia.  Castiglioni, in merito alla sede di Cornice, dichiara: “la fiera si terrà in un padiglione costruito appositamente, che ci permetterà di creare un ambiente interno elegante e funzionale, ma allo stesso tempo discreto, in modo tale di concentrare tutta l’attenzione del visitatore sull’arte esposta.” Situata accanto al fulcro della mobilità cittadina, la fiera sarà raggiungibile sia in automobile dalla terraferma, che in barca dalla laguna.  Un servizio di navetta privata per i visitatori muniti di biglietto Cornice collegherà la Fiera con i Giardini della Biennale.  Oltre alle frequenti corse del trasporto pubblico, Cornice abiliterà un servizio pratico e veloce di motoscafi per gli ospiti VIP. In merito all’ubicazione della fiera e della sua raggiungibilità si è espresso anche, Maurizio Torcellan, Presidente del Gruppo Tratto (Servizi per l’Arte), l’azienda incaricata dell’aspetto logistico della fiera, che ha dichiarato: “la posizione strategica nell’area di Tronchetto a Venezia permetterà la consegna dei colli agli espositori in modo veloce, economico e sicuro, senza il costo aggiunto del trasferimento in barca.” Di altrettanto valore e prestigio è anche il comitato di selezione della fiera che è composto da: Jean Jacques Aillagon, ex-Ministro di Cultura francese ora Direttore della Collezione François Pinault e Palazzo Grassi a Venezia, Luca-Massimo Barbero, Associate Curator Fondazione Solomon R. Guggenheim, Jan Krugier della Galleria Krugier, Dietesheim and Cie, il rinomato collezionista veneziano Attilio Codognato, Daniella Luxembourg, fondatrice di Philips, Luxembourg & de Pury e Gió Marconi (Studio Marconi, Milano).
Cornice Art Fair metterà, pertanto, a disposizione uno spazio raffinato e funzionale ad un selezionato gruppo di gallerie d’arte contemporanea internazionali, durante un periodo nel quale saranno presenti a Venezia i più illustri critici, artisti, curatori e collezionisti nazionali ed esteri, compresi i rappresentanti di musei come il MoMA, la  Tate Gallery ed il Guggenheim.
Cornice Art Fair: una manifestazione che si preannuncia come un imprescindibile punto di riferimento e d’incontro per il mondo dell’arte contemporanea, un luogo non solo deputato al mercato ma anche alla cultura ed alla valorizzazione delle espressioni artistiche contemporanee.

Press Office Equipe Milano srl:
Stefania Morici –
Valentina Sartorio –
Olivia Spatola –

 

Legnano - Presentazione del libro 'La Città dei Segreti'
La Città dei Segreti
L’Associazione socio culturale “Alto Milanese” e il Circolo culturale ricreativo sportivo “Est Ticino 86” presentano il libro noir di Riccardo Targetti (magistrato milanese) “La città dei segreti”  Venerdì 13 Aprile - alle ore 21.00 - presso Villa Rusconi Castano primo - Ingresso da via Rugabella. Sarà presente l’autore intervistato da Gian Piero Bersani (dir. Responsabile de “Il CORRIERE dell’Alto Milanese).
Sabato 14 dalle 10.30 alle 18.30 e Domenica 15 Aprile - 10.00 alle 18.30
mostra collettiva dal titolo: “VITA E NATURA DELL’ALTO MILANESE” con gli artisti: BRANCACCIO, BUZZI, CAPELLI, CASTOLDI, COLLI, DI CORATO,
DI DONATO, DONADELLI, GUANZIROLI, MARONATI, SANGUINETI, SCAZZOSI,
SILVESTRI, VACCARO, ZOIA. Al piano terra del Palazzo Leone da Perego. Inaugurazione alle ore 11.00 di sabato. Saranno presenti: il sindaco di Legnano Maurizio Cozzi, l’assessore all’Alto Milanese Daniela Gasparini e una troupe di Sky Television
Alla sera di sabato 31 marzo, all’auditorium delle scuole Rodari in via dei Salici 5, alle ore 20,30 la compagnia teatrale di Turbigo “Le storie infinite” porta in scena il cabaret con lo spettacolo “Palcoscemico”.
Gli eventi culturali e artistici sono a ingresso gratuito e hanno il patrocinio della  PROVINCIA DI MILANO, la collaborazione del Comune di Legnano e il supporto de  Il CORRIERE  dell’Alto Milanese.

neferNefer superlativa e moderna
Nell'antico Egitto 'nefer' indicava il superlativo di bello. Per questo è spesso radice di nomi femminili, da Nefertiti a Nefertari,- la 'ricca di fascino '. Proprio dalla bellezza, come perfezione e armonia, caratteristiche essenziali del mondo della donna, prende avvio la grande rassegna di Palazzo Reale a Milano. Circa 200 pozzi, prestati da dodici musei italiani e da diversi altri internazionali, restituiscono la complessità e la modernità della figura femminile nell'antichità egizia, approfondendo in maniera scientifica (ideale proseguimento della memorabile «Iside» di dieci anni fa) la vicina mostra dedicata al maquillage nella terra dei faraoni, che ha inaugurato lo scorso 21 dicembre e che di questa può essere ideale complemento. Statue, bassorilievi, affreschi, dipinti, gioielli, oggetti di uso quotidiano, steli e sarcofagi - tra cui venti imperdibili per iì valore artistico e archeologico, per la maggior parte mai esposti al pubblico e restaurati per l'occasione - propongono, in un percorso complesso e per certi versi inedito, aspetti inconsueti di una civiltà modernamente paritaria, dove la donna giocava un ruolo di prìm'ordine, come dea, moglie, madre o compagna del re, a lui complementare, ma anche come figura cardine della casa, sposa fedele spesso ritratta teneramente abbracciata al marito. Le scene parietali affrescate nelle tombe - una proveniente dal Museo Egizio di Torino e ricostruita in toto - la ricordano nell'atto di presenziare a banchetti o ricevimenti, di prendere parte a battute di caccia o pesca. Colta ed emancipata, la donna sulle rive del Nilo adottava figli o chiedeva il divorzio; proprietaria di beni e di terre, poteva addirittura reggere lo stato esercitando funzioni di controllo politico. Torna subito alla memoria la mitica figura di Cleopatra. Ma la prima donna-faraone fu la regina Hatshepsut. Una sfinge di granito nero immortala per sempre colei che, salita al trono senza consorte, fu l'unica donna nella storia a essere rappresentata anche come uomo, con abiti maschili e la fìnta barba posticcia esibita dai faraoni. È nota la sua intensa storia d'amore con Senenmut, ufficiale dell'esercito dalle origini modeste, poi dignitario regio e tutore di Neferure, l'adorata figlia della regina a cui quest'ultima insegnò a scrivere e a governare per lasciarle le redini del potere. Ma alla sua morte i successori ne distrussero le statue e sostituirono i suoi cartigli. Le regine assumevano connotati ultraterreni ed erano, in un certo senso, sottratte dalla sfera della mortalità. Lo dimostrano le testimonianze su altre figure di regnanti che la mostra racconta: Tei, la prima a rivestire un ruolo importante durante la vita dello sposo; la bella Nefertari, la regina più amata dai suoi sudditi; Nefertiti, sposa di Amenhotep IV, a lui molto unita e capace di rivoluzionare la vita politica e religiosa dell'Antico Egitto. Dopo l'apertura scenografica sul mondo del divino al femminile, con una sala dedicata all'acqua e una legata al fuoco, la mostra si avventura tra sacerdotesse o regnanti, per penetrare poi nel mondo della seduzione: secondo la civiltà egizia, la bellezza è inseparabile dal carisma; tuttavia, una donna affascinante deve essere dotata di una figura snella, di seni rotondi e piccoli ma di fianchi ampi. La moda contribuisce a esaltare le doti femminili, attraverso abiti drappeggiati intorno al corpo, ma anche gioielli, parrucche, lozioni e tinture per capelli, aghi di bronzo per intrecciarli. Il viaggio si chiude con la considerazione della donna «signora della casa», madre - con un'intera sala dedicata al tema del parto, in cui sono esposti testi magico-medicali, ricette o scongiuri - vincitrice con la sua bellezza della morte, come recitano alcuni testi incisi su sarcofagi: «la dolcezza è troppo dolce per te, alzati, non morrai».
«Nefer. La donna nell'Antico Egitto» - A Milano, Palazzo Reale, fino al 9 aprile. Orari: lun. 14.30-19.30, mart/dom. 9.30 - 19.30, giov. 9.30-22.30. Info 02 875672 - 29010404.

Modena, sguardi dal nord 
Lo sguardo dell'artista non è mai freddo. Anche quando viene da nord e riguarda creativi della generazione più recente accomunati da un'apparente freddezza; nasconde sempre un forte coinvolgimento esistenziale. Chiamati dal critico Filippo Maggia a intervenire in «Sguardi da nord - Reflecting with Images», in corso a Modena, sei artisti affermati si cimentano con la fotografia, il video e il film. Natura e ambienti domestici vengono ripresi dal nord Europa sino alle Alpi. La natura non è mai intesa semplicemente come paesaggio classico, ma come indispensabile scenografia di una presenza umana - minuscola, ossessiva o sottintesa - che diviene protagonista. In una serie di fotografie a colori l'artista finlandese Elina Brotherus (1972) coinvolge intimamente se stessa o.altre figure nella natura che li circonda nell'intento di indagare i significati dell'esistere. Nelle tinte blu del crepuscolo si svolge il viaggio del protagonista di un film che vede un altro se stesso avvicinarsi alla sponda del lago da cui è appena partito: è l'installazione video «Nightfall» dei gemelli dublinesi Joe e Pat Walker (1962) ovvero Walker and Walker. La natura ingloba oscure profondità dell'anima nelle 8 grandi stampe in bianco e nero «Distance» di un'altra finlandese, Salta Tykkà (1973), che — propone il nuovo film «Zoo» in aggiunta alla trilogia «Thriller», «Lasso» e «Cave» che l'ha resa intemazionalmente nota. Le adolescenti fotografate da Sarah Jones (Londra, 1959) sembrano interrogarci su ciò che presumiamo conoscere del loro mondo. E la casa, vista nei suoi oggetti alterati nella loro compostezza quotidiana, è protagonista nelle fotografie della tedesca Annika von Hausswolff. Il bolzanino Walter Nieder-myr (1952), con video e scatti duplici di grandi scenari naturali dilata il senso della loro supremazia nel dialogo con l'uomo. «Sguardi da nord - Reflecting with Images» - A Modena, Galleria civica di Modena, Palazzo Santa Margherita, corso Canalgrande 103, Palazzina dei Giardini, corso Canalgrande; sino al 6 maggio. Orari: mart./ven. 10.30-13 e 15-18.30, sab./dom. 10.30-18.30. Catalogo Silvana Editoriale. Info 059/2032911-40.

Macchiaioli: la verità senza contorno
 Dopo la bella mostra tenutasi nel 2003 a Padova, e mentre un omaggio a Silvestre Lega è in corso a Forlì, sua città natale, ecco un'altra occasione per conoscere i macchiaioli. Curata da Francesca Dini e ben illustrata da un utile catalogo Electa, la rassegna propone oltre cento opere, alcune delle quali inedite o poco note, dei maggiori esponenti del gruppo tra cui Giuseppe Abbati, Odoardo Borrani, Niccolo Cannicci («Girotondo»), Vito D'Ancona, Serafino De Tivoli, Egisto Ferroni, Francesco Gioii («Le boscaiole di San Rossore»), Raffello Sernesi («Ladruncoli di fichi»), Giovanni Fattori («Viale Principe Amedeo», «Riposo in Maremma» e «Ave Maria»), Silvestre Lega («I fidanzati» e «Ritratto di Giulia Bandini») e Telemaco Signorini («Sulle colline a Settignano», «Non potendo aspettare» e «Processione a Settignano»). Come è noto la prima manifestazione pubblica a cui partecipano i macchiaioli è l'Esposizione Nazionale di Firenze dei 1861. In un articolo pubblicato sulla «Gazzetta del Popolo» di Firenze del 3 novembre 1862 un anonimo giornalista definisce con il termine 'macchiaioli' un gruppo di pittori che da alcuni anni sono soliti ritrovarsi nel Caffè Michelangelo, a pochi passi da Santa Maria del Fiore. 11 termine viene usato in senso riduttivo e dispregiativo per indicare uno stadio intermedio della pittura in cui l'artista, senza curarsi del disegno e dei contorni, stende il colore in maniera approssimativa (per l'appunto 'a macchie'O per valutare i rapporti cromatici. Su suggerimento di Telemaco Signorini gli artisti raccolgono la sfida e si appropriano del nome, dandogli una connotazione positiva: con la pittura della 'macchia' essi si contrappongono alla pittura accademica e cercano un rapporto più immediato e diretto con la natura. Essi inoltre ignorano volutamente le regole tradizionali del chiaroscuro e si servono dei colori con maggior libertà, privilegiando i contrasti tra la luce e l'ombra, i valori emotivi e la spontaneità dell'esecuzione. Ai classici dipinti a soggetto religioso, storico o mitologico essi preferiscono i paesaggi e le raffigurazioni dei lavori nei campi. Inoltre si dedicano con successo ai ritratti, alle scene di genere e ai soggetti storici, in cui esprimono i propri ideali patriottici: molti di loro, infatti, partecipano attivamente ai moti liberali e alle guerre risorgimentali del 1848-1849 e del 1859-1861. I luoghi di ritrovo, oltre al Caffè Michelangelo, sono lo studio di Silvestre Lega a Piacentina e la villa di Castiglioncello di Diego Martelli, che funge da collegamento con gli impressionisti.
«Macchiaioli: il sentimento del vero» - A Torino, Palazzo Bricherasio, via Teofilo Rossi; orari: lun. 14,30-19.30, da mart. a dom, 9.30-19.30, giou. e sab. 9.30-22.30. Info 011/571181.1. Dal 16 febbraio al 10 giugno.

Studiando Lodovico Pogliaghi a 150 anni dalla nascita
Come era già stato preannunciato circa un anno fa e quasi a voler sottolineare il grande interesse che Emilio Ghiggini nutre nei confronti dell'artista, l'omonima galleria varesina ha recentemente inaugurato una mostra ragionata sull'opera e la figura di Lodovico Pogliaghi (1857-1950). L'esposizione ha il merito di riproporre, in tutto il suo fervore creativo, un artista quasi totalmente trascurato dai libri di storia dell'arte e che invece meriterebbe maggiore attenzione. L'occasione per riparlare di Pogliaghi è data dalla ricorrenza del 150° anniversario dalla nascita (1857) e la Ghiggini sottolinea l'avvenimento anche con un catalogo dal titolo «Studiando Lodovico Pogliaghi» curato da Chiara Palumbo e disponibile in galleria. L'esposizione varesina non è però casuale, poiché cade in un contesto di rivisitazione come testimonia la rassegna «Ispirati dal Rinascimento: Adriano Brambilla, Lodovico Pogliaghi, Milton Glaser» recentemente conclusasi al Castello Sforzesco di Milano e quella in preparazione a Palazzo Spinola di Genova, dedicata a Pogliaghi ed incentrata sulla decorazione di Palazzo San Giorgio. Evento cui partecipa pure Emilio Ghiggini che presterà alcuni disegni. La mostra allestita in via Albuzzi è quindi un'occasione, pressoché unica, per entrare più profondamente nello spirito che animò il meticoloso lavoro di Pogliaghi, pittore, scultore, scenografo e incisore, figura tra le più significative nell'ambito artistico di impostazione accademico-eclettica. La mostra è impostata in prevalenza su bozzetti e schizzi preparatori. In particolare evidenza uno studio testimonianza dell'intervento scultoreo per il grandioso progetto del «Vittoriano» a Roma, importanti lavori di decorazione riservati al Duomo di Chiavari ed i cartoni preparatori per il «Sacro Cuore di Gesù» dell'Università Cattolica di Milano.
«Studiando Lodovico Pogliaghi» - A Varese, Galleria Ghiggini 1822, via Albuzzi 17; fino al 18 aprile. Orario: 10-12.30, 16-19.15, lunedì chiuso. Info allo 0332/284025

A trent'anni dalla morte l'omaggio di Barasso
Anno 2007. Barasso celebra un doppio anniversario. Ricorda la ricostituzione del Comune del 1957 e la morte dello scultore Vittorio Tavernari (Milano, 1919) avvenuta, nel 1987. Il tutto per «Barasso in Arte», la prima iniziativa culturale che intreccia una storia istituzionale con l'affascinante racconto della vita di un artista che di Barasse s'innamorò. Con la mostra «Le carte di Vittorio Tavernari» ospitate nelle belle sale di Villa San Martino, il curatore Luigi Piatti evidenzia il valore del ' segno ' per un artista conosciuto dal grande pubblico prevalentemente per le sue sculture in marmo, legno e bronzo, che è possibile ammirare in Varese nel museo e nel giardino della Provincia. Dopo l'apprendistato nell'atelier di Francesco Wildt a Milano nel 1935, espone negli anni Quaranta all'hotel Magenta di Varese e alla Galleria del Camino di Milano, alla IX Triennale di Milano e a numerose edizioni della Biennale di Venezia e della Quadriennale di Roma. Dagli anni Cinquanta in poi la sua notorietà diventa internazionale: realizza l'opera in legno «Il Fiume» presente nella collezione Guggenheim di New York ed il «Gran Torso» donato dalla Fondazione Bianchetto Rockfeller al Moma. Altre sue opere si trovano alla Galleria d'Arte Moderna a Bologna, al Pac di Milano, al Museo Diocesano di Palermo, alla Fondazione Lercaro di Bologna, al Contro Studi Ragghianti di Lucca, alla Banca dello Stato di Bellinzona ed al Musma di Matera. A Barasso vengono mostrate per la prima volta una cinquantina di opere «d penna e di pennello, china acquerello pennarello tempera e bistro», visibili soltanto nelle cartelle o sulle pareti delle case dei collezionisti. Carte poco conosciute che permettevano a Tavernari «di dare alla figura umana tutte le improvvisa zioni possibili relative a posture, sensazioni, pulsioni e giochi di luce, quasi anticipando... la visione dell'opera scultorea» che ne conseguirà. E «Nudi», «Donne che si svestono» e «Amanti» riflettono in pochi segni curvilinei, sempre morbidi seppur decisi ed incisivi, la sensualità di seni, grembi, cosce, glutei. A questi esempi di opera grafica si aggiungerne anche i «Cieli con figure», i «Calvari», le «Crocifissioni» e le «Deposizioni dalla croce»: pochi segni essenziali, larghi pennellate in cui non si colgono i visi delle madri e nemmeno quelli dei bambìn che abbracciano, non si distinguono k espressioni dei volti degli amanti e nor si scorge la smorfia di dolore del Cristo ma ci emozionano la maternità, la passione ed il sacrificio che da quelle forme senza volto si elevano.
«Le carte di Vittorio Tavernari» - A Barasso. Villa San Martino, via Bolchini, fino al 14 aprile, ingresso gratuito, lun. /ven. 15-19 sab./dom. 10-19, info 0332/ 743386. Catalogo in mostra a cura di Luigi Piatti.

Domenico e Lanfranco, magistri al Sacro Monte
Una tradizione vorrebbe far coincidere con Sant'Ambrogio l'inizio del culto mariano sulla sommità del monte che sovrasta Varese. Si narra infatti che il vescovo di Milano fece erìgere un altare per onorare e ringraziare la Vergine della vittoria ottenuta sull'eresia ariana. Una devozione che, al di là della veridicità dell'episodio, ha comunque origini antichissime, tanto che già nel X secolo esisteva una chiesa dedicata alla Madonna. La fortuna del santuario, fulcro del Sacro Monte, che festeggia i quattrocento anni della fondazione, continuò in età medievale, quando si intervenne sul primitivo edificio con lavori di ampliamento, oggi nascosti da ulteriori rimaneggiamenti seicenteschi. Poco è rimasto della decorazione plastica medievale, pezzi raccolti all'inizio del Novecento da Pogliaghi e Riva e catalogati come «lavori probabilmente del secolo XI» provenienti da «antiche costruzioni della chiesa». Tra questi, una straordinaria Madonna con il Bambino attribuita per ragioni stilistiche e documentarie a due magistri, Domenico e Lanfranco, che operarono nella fabbrica romanica. Si tratta di padre e figlio, provenienti da una famiglia colta di Ligurno, nella pieve di Arcisate e attivi nel varesotto: poco dopo l'impresa del Sacro Monte, presso il non lontano chiostro di Voltorre a Gavirate, Lanfranco lascia la sua firma, identificandosi come «figlio di Domenico». La Madonna di Varese è annoverata tra le sculture medievali più insigni nel territorio e particolarmente significativa anche per l'enigmatica iconografia, che potrebbe ricollegarsi a un'antica devozione per la Madonna della Cintura, venerata dalle partorienti che già nel medioevo portavano in dono cinture in oro e argento, panni dei neonati o indossati dalle puerpere. Il gruppo è il fulcro di una piccola mostra didattica dedicata a questo e ad altri manufatti medievali, che parte dall'ultimo tratto della Via Sacra e si conclude nella piazzetta del santuario, presso il Museo Baroffio, di cui il gruppo plastico e divenuto immagine-simbolo. Riaperto nel 2001 dopo importanti lavori di restauro, questo piccolo scrigno custodisce la raccolta storica del santuario (il Museo del Santuario risale al 1883) e quella del barone Giuseppe Baroffio dell'Aglio, in seguito a una donazione del 1929. Alla eterogenea collezione, composta di dipinti lombardi, emiliani, olandesi e fiamminghi, di preziosi paliotti di età sforzesca e di sculture di diverse epoche, appartiene anche un importante antifonario ambrosiano miniato nel 1476 da Cristoforo De Predis con la raffigurazione della salita al monte di pellegrini. Dalle sale storielle si passa a una sezione di arte religiosa contemporanea destinata ad accrescersi, con opere di iconografìa mariana: tra gli altri, un bel pezzo in noce di Floriano Bodini, una maternità 'espressionista' di Aldo Carpi e una litografia di Henri Matisse, cui si è aggiunto in questi giorni il Volto di Cristo di Georges Rouault, autenticato sul retro dalla figlia, Isabelle, privo di data ma attribuibile alla fase matura del grande pittore francese.
I manufatti medioevali di Domenico e Lanfranco da Ligurno tra Santa Marla del Monte e Voltorre - Vicolo medioevale del Borgo di Santa Maria del Monte e Museo Baroffio. Orari: mostra nel vicolo sempre visitabile; per la sezione in museo: giovedì sabato e domenica ore 9.30-12.30/15-18.30. Sino al 30 giugno.

Embrioni d'arte a Sesto
Di primo acchito appaiono forme antropomorfe, come un baco che all'interno del bozzolo tesse la tela e porta a compimento la mutazione che lo trasformerà in farfalla. Nelle opere possenti che Antonella Aprile espone allo Spazio Cesare da Sesto si agita il mistero della metamorfosi, di quel lento progredire che nei millenni ha contrassegnato l'evoluzione di uomini, animali, piante e che ancora appartiene all'irrisolta questione che riguarda l'immanenza della natura. L'uso sapiente del chiaroscuro che origina volumi, ulteriormente consolidati da tratti veloci e vigorosi; la linea che continua a ripetersi sino a formare una massa informe da cui si dipartono particolari che tendono a definire una possibile identità: tracce di rosso che danno l'impressione di una memoria ferita: le immagini delta Aprile offrono la sensazione di qualcosa ancora in embrione: mostri di un'era lontana? Proiezioni psicologiche delle nostre angosce? Ma. quando la forma arriva ad assumere sembianze umane, ecco che una consapevolezza dai risvolti sarcastici rimette tutto in discussione: uomini o bestie?
Antonella Aprile - A Sesto Calende, Spazio Cesare da Sesto, piazza Mozzini; fino al 7 aprile. Orari: giov./ven. 17-19, sab./dom. 10.30-12.30/17-19.

Salardi in Sala Veratti
La pratica del mestiere consente a chi insegna di offrire una profonda testimonianza basata sulla concretezza del vissuto. Ma non sempre, i due aspetti, sono circostanziati da una superiore passione. E' in corso a Varese una mostra tesa ad evidenziare la figura e l'opera di Alfonso Salardi, nato a Carpi e formatosi a Modena, ma trasferitesi a Como nel 1937, dove insegna. La sua pittura è andata evolvendosi dalla figurazione novecentesca, approdando agli inizi degli anni '50 all'astrattismo geometrico ed aprendosi, alla fine, ad una raffigurazione stilizzata e geometrizzata. In mostra anche disegni scolastici di suoi allievi degli anni '40.
Alfonso Salardi - A Varese, Sala Veratti, via Veratti; fino al 14 aprile. Orari: 10.30-12.30 e 14.30-18. Info 0332/255024.

Le EMERGENZE dell'arte contemporanea
Il termine 'emergenza' è oggi uno dei più usati, a volte abusati, del nostro vocabolario: emergenza clima, inquinamento, economica, politica, sanitaria, immigrazione... Per questo ha senso un programma di incontri, mostre, rassegne e progetti artistici sui temi dell'emergenza umanitaria e sociale, che si pone come obiettivo principale la sensibilizzazione dell'opinione pubblica. Questo progetto si chiama proprio «Emergenze» e coinvolgerà, sino a fine di maggio, vari luoghi di Milano. Voluto dalla Fondazione Adriano Olivetti, è promosso da Hangar Bicocca e The Family, in collaborazione con Reset e con Il Sole 24 Ore, nella cui sede, progettata da Renzo Piano, si svolgono incontri, conferenze e dibattiti. Una mostra, dal titolo «Not Afraid of the Dark» è allestita presso lo spazio d'arte contemporanea Hangar Bicocca, dove artisti di fama internazionale attraverso installazioni, performance e videoproiezioni, propongono una riflessione su tematiche sociali e politiche controverse, presentando ciascuno il proprio punto di vista e la sensibilità che viene dall'appartenere a tradizioni diverse. Tre di loro hanno il compito di realizzare altrettanti progetti site specific per piazza Duomo, la stazione centrale e il castello Sforzesco Info www.hangarbicocca.it www.progettoemergenze. org

Antonio Mancini e la fisiognomica
La fisiognomica, per quanto ridotta ad essenziali stilemi, è quella del genere umano, ma i tratti particolari, i colori, gli atteggiamenti sembrano portare lontano, forse nel passato, più probabilmente nel futuro. Comunque in una civiltà enigmatica, arcana, legata a situazioni rituali, dall'evidente impronta simbolistica. Quello che ci si para davanti, nella pittura di Antonio Mancini, è un mondo che ha plurimi contatti con la nostra epoca, poiché sottende alle incongruenze che accompagnano i nostri giorni, ma le atmosfere sono decisamente diverse. Tanto che certe immagini - pur essendo agganciate alle problematiche contemporanee - sembrano proiezioni illusorie dell'inconscio più che prese d'atto di una realtà multiforme e contradditoria.
Soprattutto i colori, eterei e rarefatti dalla luce, ricchi di evanescenze e tonalmente delicati, applicati a stesure cromatiche che si integrano sottilmente, offrono alle immagini le parvenze di racconti metaforici, proiettati in divenire, Antonio Mancini - A Milano, Galleria La Torre, via Settala 10; fino al 20 aprile. Orari: mart./ven. 10.30-13 e 16-19, lun, esab. 16-19.

CALENDART

- «Nefer. La donna nell'Antico Egitto» - A Milano, Palazzo Reale, fino al 9 aprile. Orari: lun. 14.30-19.30, mart./dorn. 9.30 -19.30, giov. 9.30-22.30. Info 02/875672.
- «Kandinsky e l'Astrattismo in Italia 1930-1950» - A Milano, Palazzo Reale, ore 9.30-19.30 (giov. 9.30-22.30, lun. 14.30 19.30), info 02/54913, fino al 24 giugno.
- «Il simbolismo. Da Moreau a Gauguin a Klimt» - A Ferrara, Palazzo dei Diamanti, sino al 20 maggio. Info 0532/244949.
- Turner, Mondrian - A Brescia, Museo di Santa Giulia, fino al 9 aprile, 0422/429999.
- «Officina Dùrer» - A Venezia, Museo Diocesano, fino al 30 giugno.
- De Chirico - A Padova, Palazzo Zabarel-(a, fino al 27 maggio, info 049/8753100.
- «Silvestro Lega. I Macchiaioli e il Quattrocento» - A Forlì, Musei San Domenico, fino al 24 giugno. Info 199199111.
- «Macchiaioli» - A Torino, Palazzo Bricherasio, info 011/5711811, fino al 10 giugno.
- «Piccio. L'ultimo romantico» - A Cremona, S. Maria della Pietà; fino al 10 giugno. Orari: 9-19, fest. 10-19, info 0372/31222.
- «Street Art Sweet Art» - Al Pac di Milano, via Palestro 14, mart./dom. 9.30-19 (giov. 9.30-21), sino al 9 aprile.
- Paul Klee «Teatro Magico» - A Milano, Fondazione Mazzetta, Foro Bonaparte 50, fino al 29 aprile, mart./giov. 10 - 22.30, merc./ven./sab. 10-19.30, info 02/54913.
- «Picasso illustratore» - A Milano, Fondazione Stelline, corso Magenta 61, sino al 6 maggio. Orari: mart-dom. 10-20; info 02/45462411.
- «Nuovi paesaggi del design italiano» - Alla Triennale di Milano, viale Alemagna 6, tel. 02/724341, fino al 25 aprile.
Vaccari «Col Tempo» - A Milano, Spazio Oberdan, viale Vittorio Veneto 2, sino al 13 maggio. Orari: lun./dom. 10-19.30 mart. e giov. 10-22).
- «Collection de passions» - A Milano, Galleria Credito Valtellinese, corso Magenta 59, orari: lun./sab. 12-19, info 02/48008015, sino al 30 maggio.
«Rinascimento ritrovato» - Ad Abbiategrasso, Convento dell'Annunciata; fino al 20 maggio. Orari: 9.30-19.30, lunedì chiuso.
- Pablo Picasso - Lucia Bosé - Luis Dominguin - A Sondrio, Palazzo della Provincia (via XXV Aprile 22); Centro Le Volte (via Zara). Orari: mart./dom. 10-19. Info 0342/512500. Fino al 10 aprile.
Marcel.lì Antunez Roca - A Gallarate, Galleria d'arte moderna, viale Milano 21, orari: 10.30-12.20 e 14.30-18.20 (lun. chiuso) info 0331/791266, fino al 29 aprile.
Adriano Bozzolo «Nel segno della fraternità» - A Varese, Castello di Masnago, via Cola di Rienzo 42, orari: 9.30-12.30 e 14-18, lunedì chiuso, fino al 27 maggio.
Jorge Eielson - A Saronno, galleria Il Chiostro, viale Santuario 11, orari: 10-12.30 e 16-19, lunedì chiuso / Ilva Saronno, via Archimede, lun./ven. 10-12.30 e 16-19; info 02/9622717. Fino al 28 aprile.

Picasso e Dominguin a Sondrio
Pìcasso e Luis Dominguìn raccontati da Lucia Bosè, moglie del famoso torero e a sua volta famosa attrice, in «Un'amicizia ad arte». Una mostra che rivela il lato più intimo dei grande pittore spagnolo, del quale si ammirano 26 tavole della tauromachia, nove disegni, quattro litografie, collage, stampe e 33 ceramiche decorate datate tra iM955e il 1959. E ancora il libro «Toros y Toreros», illustrato da Picasso e scritto da Dominguin, oltre ad una serie di fotografie degli anni Sessanta tratte dall'album di famiglia Bosé-Dominguin.
«Un'amicizia ad arte» - A Sondrio, Palazzo della Provincia, Sala Ligari (via XXV Aprile 22); Centro Le Volte (via Zara). Orari mart./dom. 10-19. Info 0342/512500. Fino al 10 aprile.

Food-design alla Triennale
Gemme trasparenti con un tortellino incastonato, agrumi imprigionati dentro espositori, cioccolatini dalle sembianze di mucca: il nuovo design italiano non risparmia nemmeno l'arto culinaria. Alla Triennale di Milano centoventiquattro progettisti propongono le più curiose rivisitazioni degli oggetti comuni. Spugne con la foggia del mouse, tappeti da bagno con pantofole incorporate, puntine da muro a forma di insetto, bidet senza cassa idraulica, fino ad arrivare all'estremo del food-design. Perché possa trasformare tutto ciò che tocca, il design di ultima generazione si deve fare mobile. E i tre tapis roulant su cui gli oggetti viaggiano lungo la sala della Triennale sono la metafora tangibile di questa sua evoluzione.
«Nuovi paesaggi del design italiano» - Alla Triennale di Milano, viale Alemagna 6, tel. 02/724341, www.triennale.it. Fino al 25 aprile

A Padova un De Chirico mai visto
A dimostrazione che la vera arte non finisce mai di stupire, ecco che a Palazzo Zabarella di Padova viene presentata una mostra che propone «un De Chirico mai visto e nemmeno immaginato». Orbene, il pittore di origine greca (era nato a Volos nel 1888) non è certo un artista del quale si è poco parlato, sia quand'era in vita (anche per il suo carattere polemico), sia dopo la morte, avvenuta a Roma nei 1978 (e da allora soprattutto per la sua arte). Dobbiamo però dare atto ai promotori dell'esposizione patavina che la selezione di capolavori è di altissimo livello ed esula completamente dalle tentazioni commerciali alle quali pure il pittore, quand'era in vita e nonostante la qualità sempre elevata dei suoi lavori, aveva fatto qualche concessione, soprattutto nella ripetizione di alcuni soggetti. La forza evocativa e poetica dei numerosi capolavori esposti a Palazzo Zabarella rappresenta infatti una occasione unica di ammirare, oltre alla più ampia selezione mai offerta nel nostro Paese di opere metafìsiche e dei primi anni venti, diversi dipinti straordinari per che non sono mai comparse in mostre pubbliche e private da prima della seconda guerra mondiale. La rassegna, curata da Paolo Baldacci e Gerd Roos, permette di osservare un De Chirico che addirittura si pone come fonte del surrealismo e di tutto ciò che di magico ed inquietante vi è nell'arte del Novecento. L'impegno dei curatori è stato infatti diretto a rendere accessibile al più vasto pubblico la complessità ispirativa di un artista che ha prodotto molto ma in modo discontinuo e che vanta un percorso (durato oltre sessanta anni) segnato da ripensamenti e riprese, apparentemente - solo apparentemente - contraddistinto da inversioni di rotta. Cosa che peraltro il carattere polemico di De Chirico ha contribuito ad accentuare, soprattutto nei confronti dei meno addentro alla materia. La mostra, basandosi su qualità espressiva, originalità di esiti, genuinità mom azionale, capacità visionaria, offre una immagine nel contempo circostanziata e completa del percorso di ricerca dell'artista, che oltretutto mette in evidenza in questo contesto il suo non comune spessore culturale. De Chirico si pone infatti come
obiettivo non di dipingere l'immagine convenzionale della realtà così come ci è offerta dall'esperienza, ma «ciò che non si può vedere», e ottiene il suo scopo accostando elementi di epoche diverse, in modo da creare una realtà senza tempo che induce l'osservatore ad interrogarsi sul mistero inafferrabile che ci circonda. Un «mistero laico» annunciato dalle cose comuni di tutti i giorni, ma osservate con spirito nuovo. L'arte che rivela gli enigmi della realtà viene da lui chiamata «Metafisica» e permette di osservare il mondo come un enorme museo di stranezze e di guardare tutto con l'occhio dì chi «vede» per la prima volta, in modo da muovere alla scoperta di ciò che sta oltre la materia visibile. L'esposizione offre un percorso visivo articolato su un centinaio di capolavori che dimostrano come De Chirico sia stato l'artista italiano che ha avuto più influenza sull'arte moderna, in alcuni casi addirittura rivoluzionandola. Sono un mostra opere rappresentative di tutte le sue fasi creative: dai primi quadri simbolisti (1909) ai grandi capolavori del periodo metafisico (1910-19), dal ciclo classico (1920-22) al nuovo romanticismo delle «ville romane» (1923-24). dai miti moderni degli «anni ruggenti'(1925-29) ai 'bagni misteriosi' ed alla metafisica dell'America (1934-37); per chiudere con le celebrazioni di sé come pittore «in costume» al di là del tempo (1939-54) e con la parodia ironica, dei suoi antichi maestri (1968-1974).
De Chirico - Padova, Palazzo Zabarella via san Francesco 27; fino al 27 maggio. Orari: 9.30-19.30, Catalogo Marsilio. Ingresso 10 euro. Prenotazioni 049/8753100. Informazioni: www.palazzozabarella.it.


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