|
Tutti pazzi per il made in Italy. Gli inglesi, quando sentono parlare dItalia, silluminano. Che loggetto del desiderio sia moda, design o life style non conta, limportante θ la provenienza: 100% italiana. E cosμ, soprattutto negli ultimi anni, θ tutto un partire per vacanze nel Chiantishire (a dire il vero le nuovissime passioni anglosassoni sono il Ragusashire e Pugliashire), bere cappuccino, arredare case con pezzi di design made in Italy e vestire abiti griffati dagli stilisti italiani. Basti pensare che dopo anni di pane e burro, che era servito tradizionalmente nei ristoranti londinesi, θ scoppiata lolio di oliva mania. Il classico panetto bianco, di delizioso colesterolo puro, θ stato ovunque sostituito da vaschette con olio doliva in cui intingere la fetta di pane.
Per celebrare il meglio del made in Italy, dal 2005 esiste anche una manifestazione ad hoc. Il nome, manco a dirlo, θ la "Dolce vita show". Si tratta di una fiera ma anche di qualcosa in piω. E una vera e propria vetrina delle eccellenze italiane da promuovere in Gran Bretagna. I visitatori, che si accalcano negli spazi della Grand Hall dellOlympia Exhibition Centre di Londra, possono assistere a sfilate di moda presso The Style Lounge, imparare come preparare le pietanze tradizionali italiane presso la Cookery School (Scuola di Cucina) o lo stand Apuleia Italian Excellence, ascoltare musica lirica, gustare piatti italiani, bere il caffι espresso, diventare intenditori di vino presso il Wine Academy, oppure prenotare vacanze in Italia. Allultima edizione, che si θ tenuta nel mese di marzo, hanno partecipato piω di 100 espositori. Levento θ stata anche loccasione per fare il punto sulle cifre di questa appassionata liason. LItalia θ al quinto posto nella graduatoria di fornitori di merci alla Gran Bretagna, con una quota complessiva del 4,7% delle importazioni dal mondo che hanno fatto ingresso sul mercato britannico nel 2006. Il valore complessivo dellexport del made in Italy verso le isole britanniche ha superato i 20 miliardi di euro nel 2006, segnando un andamento positivo sulle performance del 2005 (+2,4%), mentre gli scambi commerciali tra i due paesi hanno raggiunto un giro daffari di 32,8 miliardi di euro (+1,9%). E la moda italiana θ una delle voci piω apprezzate: sempre nel 2006, lItalia ha esportato in Gran Bretagna articoli di moda, e cioθ capi di abbigliamento, calzature e borse, per circa 1,4 miliardi di euro.
Non solo. Il mercato britannico importa ogni anno dallItalia, tra moda e design, prodotti per un valore di piω di 10 miliardi di euro. «Uno su cinque dei negozi glamour a Londra sono Italiani spiega Luca Barbino che con la sua agenzia di comunicazione θ stato uno dei premiati tra gli italiani eccellenti durante la Dolce vita show il 21% dei negozi londinesi sono italiani o dimpronta italiana. Gli ultimi dati confermano che ogni mese si assiste allapertura di tre shop di marchio italiano». Tra gli inglesi piω chic vanno per la maggiore i grandi nomi del design: Artemide, Flos, Bisazza, B&B, Targetti e Guzzini. Architetti e designer sono idolatrati e a Londra trovano una grande vetrina internazionale. Ultimamente anche Citterio e Molteni sono arrivati nella capitale con gran successo ma, la cosa interessante, θ lapertura di tante realtΰ di fascia media. «Il percorso dinternazionalizzazione per le societΰ che aprono in Uk θ abbastanza semplice spiega Barbino il sistema inglese θ molto meno burocratico di quello italiano e questo favorisce nuovi opening».
Tratto da Affari & Finanza del 14/04/2008
|