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La storica direttrice di NO, da Milano al lago Maggiore, sulla quale si svolge - per 39 km - l'itinerario automobilistico,è percorsa dalla statale 33 del Sempione, dall'autostrada A8 Milano-laghi (inaugurata nel 1925) e dalla ferrovia che l'apertura del famoso tunnel italo-svizzero del Sempione (1908) rese di importanza internazionale. Sono vie di comunicazione che replicano il tracciato, molto incerto, della strada romana del Verbano condotta sino alla «statio navium» di Angera, punto di interscambio per i traffici d'oltralpe diretti ai valichi del Lucomagno e del San Bernardino.Il passo del Sempione entrò nel novero delle comunicazioni alpine solo a partire dal tardo '200, in funzione eminentemente commerciale legata agli interessi delle produzioni milanesi per i mercati delle Fiandre, della Champagne e del Brabante. Di strada nel senso moderno del termine si parla solo dal 1810, anno in cui Napoleone ne definì l'impianto. Nella zona di Legnano, già in epoca remota, questa direttrice era intersecata da un'altra discendente dalla valle dell'Olona, che passando a O di Milano lungo il margine del F. Ticino si dirigeva a Pavia. Ed è appunto la storica contrapposizione fra i possessi milanesi e la «civitas sepriasca» (la valle dell'Olona ne era il cuore), che spiega il divenire di questo territorio e la cui eredità è, almeno a livello amministrativo, tuttora vigente, dato che il confine provinciale separa le varesine Gallarate e Busto Arsizio dalla milanese Legnano. I tre borghi furono opposti da secolari contese e alla fine la matrice unificante scaturì da una comune vocazione produttiva. Nell'800 la zona si qualificò come il principale bacino dell'industria cotoniera italiana a si posero così le premesse per la formazione dell'attuale conurbazione, non ancora riconosciuta a livello istituzionale ma ben concreta come dimensione sia economica sia demografica. La natura dei luoghi, soprattutto la loro integrazione e il carattere urbano, ha fatto propendere per una visita che, dopo un percorso di avvicinamento da Milano, Inquadra congiuntamente le tre città e i loro dintorni; in queste il fatto artistico-monumentale in senso stretto si compone di pochi e isolati episodi,mentre sopravvivono alcune testimonianze dei primi insediamenti industriali.

IN USCITA DA MILANO si segue la direttrice (già della strada napoleonica)corso Sempione-viale Certosa sino a piazzale Accursio, da dove diverge verso sin. via Gallarate, tratto urbano della statale 33 che passa tra il Cimitero maggiore (d.) e i quartieri Gallaratese e San leonardo a sinistra. Pero m 144, ab. 10403, già Cassina del Pero, precede di poco la zona industriale, che, per l'altissima concentrazione di impianti di raffinazione e stoccaggio di prodotti petroliferi ebbe negli anni '70 del sec. xx l'eloquente appellativo di Benzinopoli. Nell'ex area Agip è sorta la nuova sede della Fiera Internazionale di Milano.

RHO. Poco prima del sottopasso alla Tangenziale Ovest si stacca sulla destra la bretella che introduce, km 14, a questo nodo ferroviario e centro industriale m 158, ab. 51 136, infeudato ai Visconti di Brignano nel 1539; ebbe carattere di centro ordinatore di una vasta plaga agricola,per buona parte irrigua e presidiata da cascinali con annesse dimore nobiliari.

Lungo via Matteotti il palazzo detto della Torre viscontea (1670)si erge con il rudere medievale sul presunto sito del castello.

Segue, sul fondo della via (nel frammezzo, a d., il caratteristico vicolo Pomè con, al N. 14, la neoclassica vitta Videserta), la prepositurale di San Vittore, rielaborata e ampliata nel 1834-52. Sul retrostante piazzale sono il neomedievale Palazzo municipale (1930; all'interno, affreschi dei Fiammenghini e di Daniele Crespi)e la villa Visconti poi Banfi, risalente per il corpo centrale al 1669, mentre le aggiunte e i vari annessi (salvo la foresteria, detta casa De Andrea e pure seicentesca, prospettante la via Porta Ronca al N.15 ) dipendono dalla ristrutturazione ottocentesca.

Santuario della Madonna dei MiracoliSANTUARIO DELLA MADONNA DEI MIRACOLI, che si leva al fondo della congiungente via De Amicis, fu intrapreso nel 1584 su piani di Pellegrino Tibaldi per volere di Carlo Borromeo. La cupola fu voltata nel 1756-70 da Carlo Giuseppe Merlo e Giulio Galliori mentre la fronte, accorta opera di integrazione stilistica, fu apposta nel 1795 da Leopold Pollack.

Nell'interno, a navata unica con decori e affreschi, specie di Luigi Morgari e Giuseppe Carsana, sono opere di Giovati Mauro Della Rovere (prima cappella d.), del Montalto (affresco nella volta della seconda d.), di Camillo Procaccini (cappella del transetto d.), di Giovanni Ambrogio Pigino e del Morazzone (cappella del transetto sin.), di Andrea Lanzani (seconda cappella sin.); sopra l'altare maggiore, affresco (Madonna e Cristo morto) del sec. XVI e, sul retro, S.Carlo pone la prima pietra al santuario di Johann Christophorus Storer. Accanto al tempio sorge il collegio degli Oblati missionari, costruito in diverse riprese tra il 1723 e il 1912 su disegni iniziali di Giulio Galliori.

NELLA TENUTA DEL CASTELLAZZO, ormai inglobata nell'espansione periferica  e sulla strada di Vanzago, la villa Scheibler è parte di un complesso organismo agricolo-nobiliare di origine cinquecentesca - ne furono primi tenutari i Simonetta milanesi - che il conte Felice Scheibler, cui passò nel secondo '800, trasformò in un restaurato ricetto di caccia e soggiorno.


Villa LittaLAINATE, km 5.5 verso N, è cittadina m 176, ab. 24024, che conserva il <<sontuoso e a meraviglia vago palazzo del conte Pìrro Visconti Borromeo>> (Galeazze Gualdo), la villa Visconti Borromeo Litta già Weill-Weiss (ingresso su largo Vittorio Veneto; t. 0293598266; www.comune.lainate.mi.it). Della sontuosa dimora originale, che Fabio e Pirro Visconti Borromeo (forse con l'intervento di Martino Bassi) portarono a compimento nel secondo '500 con il pregevole ornamento dei giardini - ricchi di «fontane, giochi d'acqua ed altre delizie non inferiori a qualsiasi luogo d'Italia» - rimane il modesto corpo di fabbrica mediano con portico a colonne binate e volta di sostegno dello scalone affrescata (nell'atrio e in due salette superiori, pitture attribuite al Morazzone).

Il celebrato complemento del verde fu concluso nel secondo '700; del 1720 è il corpo principale (alla sin. entrando nel cortile d'onore), voluto da Giulio Visconti Borromeo, che presenta singolari difformità dalle formule compositive dell'epoca (prevalenza del laterizio e modanatura eclettica delle finestre).


VANZAGO. Ab. 7387,  l’OASI NATURALISTICA DEL WWF (t. 029341761), che dista da Rho circa km 4, si stende su circa 140 ettari di bosco con essenze tipiche dell'originaria foresta planiziale padana e con una folta presenza di avifauna acquatica, sia stanziale sia di passo.
OlivetaniNERVIANO. La statale, in un paesaggio che lascia ormai ben poco spazio alla dimensione agricola (le trasformazioni iniziarono qui a fine ‘800)attraverso estesi comparti industriali arriva, km 20.3, alla stentorea Torre dell'Acquedotto, opera di regime di Luigi Capuano (1933) che introduce l'abitato m 175, ab. 17291. Il consistente nucleo storico,dove restano buoni esempi di corti sette-ottocentesche, si protende verso l'Olona, sulla sin. della statale; proprio in riva al fiume sono, proprio in riva al fiume sono,ai numeri 7 e 9 di piazza Olona, i settecenteschi palazzo e villa Lampugnani, e nella successiva piazza Manzoni il restaurato ex Convento olivetano, fondato nel 1469 da Ugolino Crivelli. Sul fondo della confluente via Annunciata si inquadra l'insolito edificio a pianta circolare della chiesa dell'Annunciata, eretta da Girolamo Quadrio nel secondo ‘600(all'interno, Annunciata attribuita al Borgognone). La prepositurale di S. Stefano, ricostruita nel 1841 da Annibale Ratti, contiene tele del Legnanino e di Gian Francesco e G.B. Lampugnani.
PARABIAGO. Il Sempione, rasentata a sin. l'isolata chiesa della Beata Vergine della Colorina risalente al 1666, al km 22, in località San Lorenzo m 184, lascia, ancora a sin., la breve diramazione che immette nel centro m 184, ab. 24463, di industrie calzaturiere e meccaniche, capopieve fino al 1574 e dal 1658 feudo dei Castelli. Lungo via S. Ambrogio si affianca sulla sin. il complesso del collegio Marchiondi, già Rinvilito cistercense dal 1647, cui è annessa la chiesa di S. Ambrogio della Vittoria, ricostruita dal 1666 e per la quale dette piani anche G.B. Quadrio. La parrocchiale dei SS. Gervasio e Protasio, nella centrale piazza Giuseppe Maggiolini (l'ebanista e intarsiatore nacque qui nel 1738), si attribuisce ai disegni di Pellegrino Tibaldi, con facciata aggiunta da Giuseppe Piermarini nel 1780 (all'interno, due tele di Vincenzo Campi e altare maggiore ligneo di inizi sec. XVII). In via Randacci al N. 11 e’ i1 Museo storico «Carla Musazzi. Alla periferia sud, sulla strada per Nerviano, è la chiesa della Madonna d’Olsa, detta anche chiesa di «Dio il sa», eretta nella prima metà del ‘600 in luogo di una preesistente cappella campestre della quale si conserva un trittico con cimasa cinquecentesco.Il Crespi Bonsai Museum  si trova in località San Lorenzo.
BUSTO GAROLFO. c. km 5 a 0, fu possesso dei canonici ambrosiani sulla linea di confine fra il contado di Milano e quello del Seprio. Importante luogo di attivita’ degli Umiliati, il paese m.180.

Abitanti. 12021 (10790), si segnala per lo ville nobiliari tra cui la Rescalli  poi Villoresi, che comunica con la piazza principale tramite un asse prospettico inquadrante il notevole portale (inizi sec. XVII).


Chiesa San Vittore OlonaSAN VITTORE OLONA. m 197, ab. 7876, è la tappa successiva, km 24.2, della statale; la chiesa di S. Stefano al Lazzaretto, nel cimitero, risale al 1305 e conserva un affresco coevo e altri del 1487 di Gian Giacomo Lampugnani. Rilevanti testimonianze della fase preindustriale sono i mulini, alimentati dall'Olona e dalle numerose rogge da esso derivate, che sono documentati sin dal 1043 e che, in un censimento eseguito nel 1722 risultavano più di 60; due conservano ancora i macchinari per la lavorazione e gli apparati meccanici : il mulino Montoli, sulla d. lungo la strada per Canegrate poco prima del ponte sul fiume (sulla porta d'ingresso, pittura murale di Beniamino Turri), e il mulino Meraviglia già Melzi Salazar (1833) al fondo di via XXIV Maggio.
CANEGRATE. m 193, ab. 11 950, meno di 2 km a SO, ha dato il nome a una particolare forma culturale dell'età del Bronzo (sec. XIII a.C.), di provenienza transalpina, che è caratterizzata da rinvenimenti legati all'incinerazione dei defunti e dalla deposizione delle ceneri in urne fittili con corredo d'armi. La parrocchiale di S. Maria Assunta (Giovanni Maggi, 1938) si caratterizza  per l'enfasi monumentale.
LEGNANO, BUSTO ARSIZIO, GALLARATE
All'interno della grande città-regione lombarda, la formazione di questo polo è la più concreta dimostrazione di un processo storico di urbanizzazione-complementare a Milano e dipendente dal decollo industriale avviato nella prima metà del sec, XIX nel settore tessile cotoniero con la puntuale coincidenza di fattori ambientali ed economici. Sebbene oggi siano in atto processi evolutivi che vedono la sostituzione delle aree industriali in favore di residenze e attività terziarie e direzionali, permane una radicata immagine manifatturiera sia nei resti dei complessi abbandonati sia nell'eredità che tale originaria vocazione ha lasciato nei più moderni e avanzati sistemi produttivi, nelle attrezzature, negli equipaggiamenti civili, nell'ambiente e nella vita delle tre città. Entità urbane che conservano anche identità proprie, filtrate da diverse destinazioni (Gallarate già centro amministrativo, Busto Arsizio centro di servizi e di preminenti funzioni imprenditoriali e finanziarie, Legnano più spiccatamente industriale e più rivolta verso Milano) e poli ordinatori attorno ai quali ruotano centri satellite egualmente improntati da una inarcata industrializzazione (in questo senso si potrebbe affidare a Gallarate una preminenza sui centri della valle dell'Arno e su parte di quelli della brughiera ticinese, a Busto Arsizio sulla parte bassa della valle Olona e sulla corona dei comuni limitrofi di SO, a Legnano sui centri che, già incontrati lungo la strada del Sempione, si saldano con l’area metropolitana milanese).  I problemi delle tre citta’, superati quelli della perdita d’importanza del settore tessile (anni ’50 e ’60 del secolo XX) , sono legati alla deindustrializzazione  - anche il modello “dell’officina diffusa”  sviluppatosi negli anni ’70 dimostra  segni di cedimento – e alla riconversione terziaria; a livello territoriale, poi, si ripropongono con forza i nodi del risanamento ecologico (l’inquinamento dell’Olona tocca livelli percepibili ad un semplice sguardo), del miglioramento delle reti infrastrutturali con il nuovo aeroporto intercontinentale della Malpensa, della riorganizzazione del sistema dei servizi.
Alberto Da GiussanoLEGNANO. Della citta’ m 202, ab. 54854, nella quale il Sempione entra al  km 25.5, l'edizione 1967 della guida «Milano e Laghi» del Touring Club Italiano diceva che era “uno dei centri industriali più importanti della Lombardia per la filatura e la tessitura del cotone e del rayon e per stabilimenti metallurgici, meccanici, chimici, elettrici, etc…”. Immagine della seconda metà di quel decennio, quando già si avviavano le prime smobilitazioni aziendali nel settore tessile. Oggi anche il settore meccanico - specie elettromeccanico - è in crisi e si presenta ogni giorno più pressante il problema della riconversione delle maggiori aree ex industriali, con decisioni che attengono la dimensione dell'intervento, a una ridefinizione di tutto contesto urbano.

DELLA BATTAGLIA DI LEGNANO, che il 29 maggio 1176 contrappose i Comuni  lombardi allo schieramento imperiale e il cui ricordo persiste tutt'oggi con l'annuale celebrazione della Sagra del Carroccio, (furono le  sue conseguenze politiche ad assumere rilevanza, poiché con vittoria di Legnano e la successiva pace di Costanza (1183) si riconobbe non solo la supremazia di Milano sulle città antagoniste (Como) e sui contadi rurali (specie sul Seprio acerrimo antagonista), ma anche il suo accresciuto ruolo economico e commerciale con il controllo delle vie di comunicazione verso le Alpi centrali.

PER L'IMPETUOSA TRASFORMAZIONE ECONOMICA iniziata con il sec. XIX e relativa all'intera area dell'Olona, le condizioni di una più avanzata organizzazione produttiva si posero una volta superata la contrapposizione fra proprietari terrieri, sostenitori di una economia fondata sui progressi dell'agricoltura, e i più ‘moderni’ imprenditori che vedevano proprio nella debolezza dell'agricoltura la ragione e la forza di uno sviluppo alternativo. Le prime filature, come pure i reparti di candeggio e tintoria, si stabilirono lungo l'Olona, già luogo preferenziale di antiche folle e   mulini, per utilizzarne le acque come forza motrice; le tessi ture invece ebbero sviluppo in zone più aperte, in brughiera o, ancora, nella forma diffusa e capillare delle semplici dimore contadine: l'imponente complesso fondato nel 1820 da Costanzo Cantoni disponeva ad esempio della tessitura a Gallarate e di altri opifici sussidiari lungo l'Olona a Castellanza e Legnano (1828); fra i precursori vanno vanno pure di citati Giuseppe Antonio Crespi (suo l’opificio di Busto Arsizio del  1815, poi trasformato nell’importante cotonificio Crespi veneto-lombardo) e Andrea Ponti (il primo a introdurre attorno al I M Gallarate un opifìcio meccanico di filatura). Nel 1857 lungo la valle dell’Olona fra Busto Arsizio e Gallarate si contavano 18 filature per un totale di 72782 fusi, cui attendevano 2443 persone. Con l'introduzione della macchina a vapore  e con l'applicazione dell'energia elettrica, la diffusione degli impianti e dei  reparti di lavorazione sussidiari interessò l'intero territorio, specie le zone limitrofe alle ferrovie e alla strada del Sempione. Alla ristrutturazione dei primi complessi (con l'integrazione verticale filatura-tessitura) e a una più ampia visione di organizzazione territoriale si dedicarono nel secondo '800 i cosiddetti capitani d'industria, eredi dell'originaria oligarchia pionieristica; a loro si assegna la creazione di un'efficiente rete ferro-tramviaria, in sé autonoma, perché no imperniata su Milano e tendente soprattutto a incrementare la mobilita’ della forza-lavoro; poi la fondazione di istituti di riqualificazione delle maestranze, con provvidenze e sussidi sociali a favore delle famiglie operaie; infine il recupero, grazie all'apertura di canali (il Villoresi ) e all'avvio di opere di bonifica nelle brughiere, di più elevati livelli produttivi nell'agricoltura come possibile valvola di sfogo nel caso (concretamente verificatosi a cavallo tra '800 e '900) di eccedenze occupazionali. Giovanni Graziani annotava, nel 1927, che «i pingui centri della plaga, abbelliti dalle ville dei magnati delle industrie, pullulano di case operaie moderne, dove le associazioni, le cooperative fra gli operai, sorrette da istituti di previdenza e di credito, da opere di pubblica beneficenza e da una buona politica sociale dei municipi, danno prova di quanto possa fare lo spirito di solidarietà umana fra genti civili. La caduta del settore tessile (inizi anni '60 del sec. XX) per la perdita dei mercati extraeuropei non comportò un'acuta crisi occupazionale grazie alla contemporanea ascesa del settore meccanico: nel censimento del 1951, con 723 unità locali e 24 750 addetti (di cui ancora la metà assorbita nel tessile), Legnano figura ancora come la seconda città industriale della Lombardia, dopo Sesto San Giovanni, considerando il rapporto fra popolazione e occupati. Nel 1961 la percentuale degli addetti al tessile scende al 39%; nel 1971 al 25.5% (quella del settore meccanico sale al 60%); nel 1981 a c. il 12% (e quella del meccanico scende al 39% per effetto della progressiva terziarizzazione).

Piazza San MagnoPIAZZA S. MAGNO, centro della città,   prende il nome dalla basilica di S. Magno, d'ispirazione bramantesca, costruita nel 1504-1513 (il campanile è del 1752) in sostituzione della chiesa romanica di S. Salvatore. Le portò bronzee della facciata sono di Franco Dotti (1976).

L'INTERNO a croce greca, sormontato da tiburio ottagonale, è opera di Gian Giacomo Lampugnani, cui si devono anche gli affreschi alle pareti centrali dell'atrio (1517), della prima cappella sin. (1517) e su alcuni pilastri; alla parete di fondo della cappella maggiore, polittico (Madonna col Bambino, cinque angeli musicanti e santi; nel timpano, Padre eterno; nella predella, nove scene della vita di Gesù, monocrome) di Bernardino Lanino (1523) entro una ricca cornice; di Bernardino Lanino è la decorazione delle pareti laterali (1560-64)  raffigurante sette scene della vita di Gesù e di Maria, in una delle quali (Disputa al tempio) è il probabile autoritratto dell'artista. Nella cappella centrale di sin., polittico attribuito al Giampietrino (1490?).

LUNGO CORSO MAGENTA. La strada si stacca dalla piazza in direzione S e quasi all’inizio ha a sin. l'ex Corte arcivescovile (l'ingresso ad arco e rilievi è del sec XXIII), con i palazzi di Leone da Perego e di Ottone Visconti, radicalmente modificati nella loro struttura originaria in alcuni lavori di ristrutturazione, a fine Palazzo Leone da Perego, recentemente recuperato, è dal 1999 un importante centro espositivo. La trasversale via Giulini  immette a sin. nella via cui da nome la chiesa di S. Ambrogio riedificata sotto Federico Borromeo (1600-1613) e con, all'interno, un grande affresco (Fuga di S. Ambrogio da Milano» di G.B. e Gian Francesco Lampugnani, Continuando per l'attigua via Banfi si giunge in piazza Achilli, dove ai numeri 5-9 è il deperito quartiere Le Grazie progettato nel 1939 dal gruppo BBPR per le maestranze del cotonificio Cantoni. Al fondo di corso Magenta, a d. si nasconde la chiesa di S. Maria delle Grazie, del 1650 ma con facciata rifatta nel 1930 (alle pareti laterali dell'altare maggiore due tele del Legnanino). Il fronteggiante ampio piazzale fa da ingresso, oltre il rilevato stradale, al parco che racchiude il Castello, eretto attorno al 1250 da Oddone Visconti: l'impianto attuale deriva dall'ampliamento del 1445, che dotò i fabbricati viscontei di una cinta di cortine merlate con fossato, quattro torricelle  angolari e due intermedie, nonché di una sorta di rivellino con ponte levatoio e ponticella...

VERSO CORSO SEMPIONE. Da piazza S. Magno si costeggia il fianco sin. Della Basilica  per via Luini, segnata a sua volta a sin. dal Palazzo municipale (1908) sul proseguimento (via Matteotti) sono sulla sin. la villa Juker (1906)  e poco oltre, a d., i due ponti in cemento di stampo eclettico uniche tracce superstiti del cotonificio Dell'Acqua, fondato a cavallo dell'Olona nel 1871. Si continua fino a sboccare su corso Sempione, tratto urbano dell’omonoma statale: verso d. si susseguono la composta fronte della chiesa   della Beata Vergine (1641), attribuita a Francesco Maria Ricchino, e la palazzina neomedievale dell'ospito d iS. Erasmo (1925) con l'attigua Cappella contenente un trittico del sec.XVI forse ascrivibile a Cristoforo Lampugnan.  Accanto e’ pure l’ospedale civile di Legnano, i cui originari padiglioni furono eseguiti su progetto del 1904 di Luigi Broggi.

CORSO ITALIA, che si incrocia seguendo da piazza S. Magno un primo tratto di corso Garibaldi, è una storica direttrice di espansione a ovest. Percorrendone il tratto di sin. si affianca, sulla d., il Monumento ai Caduti del Lavoro, inaugurato nel 1983 sul sito del  Castellaccio (il corpo principale della stamperia De Angeli), e sulla  s. il complesso edilizio che precede il palazzo per uffici e resi-denze( Luigi Caccia Dominioni, 1963), pure su area ex De Angeli; sul fondo infine, si raggiunge il monumento della Battaglia di Legnano di Enrico Butti (1900), a d. del quale le casette rosse del quartiere per operai e impiegati delle Officine Franco Tosi (1900-1924) rimandano al passato industriale.

CORSO GARIBALDI acquista pregio ambientale dopo l'incrocio con corso Italia, con tradizionali bassi prospetti edilizi e accorti inerti menti moderni. Passata la chiesa di S. Domenico (1907), raggiunge, al N. 225, il Museo civico Guido Sutermeier (t. 0331543005; www.legnano.org), allestito in una palazzina eretta nel 1928 con i ruderi del maniero dei Lampugnani (sec XV); affianca a reperti delle civilta’ Canegrate e Golasecca, etruschi, àpuli e romani (coppa d'argento, sec. I-II, raffigurante il mito della dea Cibele) tele di Gaetano Previatii, mobili del XV-XVII secolo  e una collezione numismatica.


Villa PominiCASTELLANZA. m 216, ab. 14022, è immediatamente contigua, a N, alla 'milanese' Legnano. Il principale centro satellite della conurbazione dell'Olona è sorto dalla progressiva aggregazione di due borghi rurali divisi dal corso del fiume: Castegnate, in sinistra Olona, già possesso dal 1043 del monastero di S. Dionigi e presidio del guado della strada che risaliva la valle; Castellanza, in destra Olona, a sua volta divisa in due nuclei fra i quali era interposta la parrocchiale di S. Giulio, incrementata a seguito dell'apertura della strada del Sempione (l'attuale corso Matteotti) che ne fece frequentata stazione di posta. Il cotonificio di Castellanza, sul lato a valle di corso Matteotti, si discosta leggermente dai tipi consueti a motivo della finitura a intonaco e del corpo centrale a spioventi. Il Municipio, in piazza Liberta’, e’ allogato nella neoclassica villa Carminati poi Brambilla, eretta su disegni (1789) di Leopold Pollack, dove il classico schema a «U» trova eleni.'Min diversivo nella risega che chiude le due anteposte ali. Al fondo di via Gerenzano, oltre il sottopasso autostradale, è la sede del Museo Pagani (t. 0331503113; www.artigianando.it/museo-pagani), istituito nel 1956 dalla fondazione promossa dallo scultore e pittore Enzo Pagani, che espone in un giardino e in un padiglione coperto opere di scultura, pittura e mosaici di artisti contemporanei.
TecnocityBUSTO ARSIZIO. Immediatamente a ovest di Legnano e Castellanza, via Luigi Borri immette, km 32, nella maggiore e più rappresentativa delle tre città m 226, ab. 78 445, che compongono la conurbazione dell'Olona.

L'ORIGINE ROMANA DELL'ABITATO è stata comprovata da ritrovamenti e dalla presunta ricostruzione degli assi ortogonali facenti capo al santuario di S. Maria di Piazza mentre in epoca medievale la sua affezione a Milano dipese dai cospicui possessi della curia arcivescovile.

I Visconti lo tennero col titolo di contea sino al 1573; fu poi ceduto ai  Marliani (che sotto Carlo Borromeo vi ottennero il trasferimento della sede plebana), ai Gambarana e ai Cicogna. Documenti del sec. XIV testimoniano dell'intraprendenza di mercanti bustocchi nel commercio e nell'affidamento ad artigiani locali di lavorazioni conciarie, alle quali si aggiunse dal '500 la produzione del filo di ferro.

Sulle dinamiche dello sviluppo industriale in età moderna prevalsero qui , le tessiture rispetto alle filature, con conseguente minore dimensione delle imprese e  maggiore diffusione territoriale (a fine '800 ne erano presenti 28, impieganti 2000 operai); bustocchi furono i più intraprendenti industriali tessili dell’intera valle, fra i quali spicca Enrico Dell'Acqua. Lo sviluppo industriale, l’insediamento di manodopera per gran parte immigrata, la costruzione delle linee ferroviarie  per Novara e per il Sempione hanno favorito l'espansione dell’edificato che sino a fine '800 debordava di poco dalla cinta murata. Nel secondo dopoguerra la città, inglobando la già composta cintura industriale, ha raggiunto verso S le frazioni di Borsano e Sacconago, mentre nelle altre direzioni si e’ saldata ai comuni limitrofi; non indifferenti operazioni di rinnovo edilizio hanno intaccato larghi brani del centro storico, specie lungo via Milano e attorno a piazza  Garibaldi dove si concentrano le maggiori attività terziarie, lasciando altrove la degradata presenza di comparti edilizi di antico stampo, a un disorganico ambiente in bilico fra modernità e conservazione.

IL SANTUARIO DI S. MARIA DI PIAZZA, detto anche della Madonna dell’Aiuto dalla  venerata statua lignea secentesca che raffigura la mentre in atto ieratico ferma con la mano il flagello della peste,è, in piazza S. Maria, una semplice e armoniosa costruzione rinascimentale  a pianta centrale, eretta nel 1517-27 (Tommaso Rodari, e forse, Antonio Lonati), con tiburio a loggiato e copertura a sella rialzata  con lanternino cuspidale. Il campanile è una vecchia torre civica, adattata e sopralzata con modulazioni di mimesi stilistica nel 1873-77 da Carlo Maciachini che pure attese al restauro dell’intero complesso ecclesiale.

L’INTERNO presenta una maestosa cupola ottagonale sopra un tamburo a nicchie contenenti 32 statue lignee di Fabrizio de' Magistris (1602). La decorazione ad  affresco si deve, tra gli altri, a Giovan Pietro Crespi (volta della cupola , 1531), Raffaele Crespi e G.B. della Cerva (Adorazione dei Magi  e Adorazione dei pastori sulle pareti ai lati dell'altare maggiore, 1542). Alla parete sinistra, Assunzione e santi, grande polittico di Gaudenzio Ferrari (1539); nelle nicchie angolari, affreschi (SS. Lazzaro, Marcella e Marta) di  Bernardino Luini dalla distrutta chiesa milanese di S. Marta. All'altare a sin. del Presbiterio Madonna col Bambino e santi di Giovanni Paolo Lo mazzo(1571). In sagrestia tavole dei sec. XV-XVI.

S. MICHELE ARCANGELO, su via Matteotti che ha inizio dalla piazza e che conserva brani del tessuto edilizio sette- ottocentesco, è chiesa già romanica che fu ampliata e rimaneggiata in epoche successive: la fronte è di fine ‘700, il campanile, sopraelevato nel 1559, è costituito nella parte inferiore dai ruderi di un castello; al 1° altare d., Deposizione del tardo '400. Nei locali parrocchiali attigui all'edificio ha sede il Museo d'Arte sacra S. Michele Arcangelo. Sul fianco sud della chiesa si addossa il Tempietto-Ossario disegnato da Biagio Belletti, artista bustocco che si ripresenta nell’attigua chiesa della Madonna in Prato (sec. XVII-XVIII).

A nord di via Matteotti, in via Volta, ha sede il Museo del Tessile e della Tradizione industriale.Museo del Tessile

Nella vicina piazza Vittorio Emanuele II si trovano le Civiche raccolte d'arte di Palazzo Cicogna, ospitate nell’ omonimo edificio settecentesco.

LA BASILICA DI S. GIOVANNI BATTISTA, sull'omonima piazza che la breve via S.Antonio collega alla precedente, fu rifatta dal 1609 (la fronte è del 1615-18; la cupola del 1635), su una preesistente chiesa romanica (vi resta il campanile, datato però 1418), in base ai piani di Francesco Maria Ricchino. Al fianco destro sono addossati il Tempietto-ossario (fine sec. XVII) e il monumento alla beata Giuliana (1782). L'interno è a tre navate, con transetto, cupola e profondo coro affiancato da due piccole cappelle rettangolari; al 1° altare d., S. Carlo del Cerano; sotto la mensa dell'altare a d. del maggiore. Cristo morto di Daniele Crespi, del quale è pure il soprastante San Giovanni Battista. L'annessa Biblioteca capitolare, ordinata nel 1495 da Bernardino Crespi, conserva tra l'altro un prezioso evangeliario del sec. IX.

VIA MILANO, che da piazza S. Giovanni ha inizio, incrocia a sin. via Fratelli d'Italia, dove il Municipio, già ospedale, fu ampliato durante l'800 e nel 1933 su un primitivo nucleo del 1826 circa. Subito oltre via Milano interseca via Duca d'Aosta, con il calzaturificio Borri che riassume l’immagine vetero-produttiva della città e accosta cotto e ferro. Ora su via XX Settembre,  nella zona di espansione novecentesca, di una serie di villini attinenti all’eclettismo o al floreale è gradevole esempio la villa Leone (Silvio Gambini, 1910).  Nella vicina via Costa al N. 23 ha sede la Fondazione Bandera per l’Arte.


GALLARATE. Ripresa la statale 33 a largo Alpini, si prosegue attraverso frange periferiche sino, km 39, all'ex capoluogo di provincia sotto la dominazione austriaca - e di uno dei cinque circondari in cui era divisa in periodo postunitario la provincia di Milano (a quella di Varese passò nel 1927). Oggi è città m 238, ab. 48472, anch'essa In fase di trasformazione dopo aver attraversato tutte le fasi dell'industrializzazione, stimolata qui dal precoce indirizzo imprenditoriale delle maggiori famiglie locali (Ponti, Cantoni, Maino, Macchi, Borghi ecc.).

LA VICENDA STORICA. Il suffisso di matrice celtica e diversi rinvenimenti (urne cinerarie di tipo golasecchiano) possono far propendere per una fondazione preromana, probabilmente insubre («call-aria», terra di ghiaia), ma di un  «loco et fundo Galerate» si parla per la prima volta nel 974. Il centro storicob, derivato dal borgo medievale fortificato, sì raccoglie in forma ellittica in  sinistra dell'Arno, torrente che fu spesso cagione di danni  alla città per le frequenti inondazioni. I Milanesi si impadronirono nel 1292 del borgo, che dopo la distruzione di Castelseprio divenne sede del Capitano e del Vicario  del  Seprio. L'espansione industriale di Gallarate – che gia’ nel 1860 ebbe titolo di  città - assunse come linee preferenziali l'asse del Sempione e quello della strada Novara- Varese, avviando verso N la saldatura  con gli altri centri della valle dell'Arno o verso S con il limitrofo comune di Samarate.

LA BASILICA  DI S. MARIA ASSUNTA, nella centrale piazza della Liberta’ che  occupa il sito del presunto villaggio insubre e del villaggio medievale, fu costruita nel 1856-60 su disegno di Giacomo Muraglia con fronte di Camillo Boito e a sin. il campanile antico(sec.XV); nel vasto interno, a una navata con grande cupola, decorato da Luigi Cavenaghi, a d. dell'altare maggiore (con sculture di Odoardo Tabacchi), Sposalizio della Vergine del Morazzone (1620), a s. Natività della Vergine di Daniele Crespi; nella prima cappella sin.,  Assunzione della Vergine, gruppo marmoreo di Giuseppe Rusnati. Annesso alla basilica è il Museo di Arte sacra (t. 0331793R11), istituito nel 1954 e contenente dipinti (fra cui un'Immacolata con Carlo Francesco Nuvolone), arredi e oggetti liturgici di varie epoche.

IN CORSO ITALIA è stata ricostruita nel 1940 la casa del Faietto, con portico e loggia che durante l’ancien regime fu sede della pretura feudale e del Comitatodel Seprio. Oltre largo Camussi (Monumento ai Caduti della Resistenza  di Arnaldo Pomodoro) via Cavour ha al N. 4 il settecentesco palazzo del Broletto. L’uscita dal perimetro del vecchio borgo è in piazza S. Lorenzo, con l'ex casa del Balilla  di Paolo Mezzanotte (1930). Da qui si staccano tre strade: subito sulla ds. via Cantoni, al cui fondo prospetta il corpo d'accesso dell'Ospedale civile ( 1869-74), applicazione matura del linguaggio storicistico di Camillo Boito (si noti ti cromatismo dato dal mattone e dall'intonaco di coccio pesto e la segmentatura a gradoni del coronamento); sul proseguimento di via Cavour, via  Milano affianca al N. 21 il palazzo della Pretura e della Civica Galleria d'Arte   moderna  (t. 0331791266; www.comune.gallarate.va.it), sorta nel  nel 1966 con le opere donate dal locale Premio di Pittura Citta’ di Gallarate  (1950); le 2429 opere sono di artisti italiani divisi per le rispettive tendenze  e spaziano dal 1930 a oggi. Nel 2003 e stato acquisito l'archivio di mail art del maestro Gino Gini.

SAN PIETRO. Tra piazza della Libertà e piazza Garibaldi sorge, affiancata da bassi edifici porticati, questa chiesa romanica (sec.XXII), dal : notevole fregio aereo di leggeri archetti intrecciati che in guisa di loggetta corre pure lungo i fianchi; l'abside, semicircolare, fu rifatta durante i restauri del 1897-1907. Alle spalle del luogo di culto si apre piazza Garibaldi, con al centro il monumento a Giuseppe Garibaldi di Francesco Gonfalonieri (1885); fra gli edifici che la racchiudono sono l'ex casa del Fascio (Giulio Minoletti, 1936) la settecentesca villa Rosnati. Imboccando via S. Francesco si va in piazza Risorgimento, dove sorgono la chiesa di S. Francesco (Gaetano Moretti, 1919) e il monumento ai Caduti di Enrico Butti.

IL MUSEO DELLA SOCIETÀ GALLARATESE DI STUDI PATRI (t. 0331795092), che si raggiunge proseguendo per breve tratto in via Ronchetti e  deviando a d. in via del Borgo Antico, occupa, al N. 4, il chiostrino di S. Francesco, già parte di un convento duecentesco, restaurato nel 1911; istituito nel 1925, conserva oggetti di scavo dalla necropoli preromana di Golasecca e da vari sepolcreti preromani e romani di Gallarate, Cassano Magnago e dintorni, cimeli di storia locale, dipinti (Madonna col Bambino e santi di Giulio Raibolini; Creazione di Eva, bozzetto monocromo del Cerano; tele di Carlo Cane, Alessandro Magnasco, Giuseppe De Albertis) e sculture (Mater Purissima di Adolfo Wildt). Conclude la visita una galleria di epigrafi.

I SOBBORGHI  DI CRENNA E CEDRATE E IL COMUNE DI CASSANO MAGNAGO m 261, ab. 20 767 appoggiano i nuclei storici sul crinale delle prime colline Miti delimitano la valle dell'Arno; tale situazione orografica favorì funzioni di presidio militare in territori che furono la base dei possessi feudali della Visconti.

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:: UTILITA' ::


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