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GALLARATE NEI SECOLI
Dalla Preistoria all'epoca viscontea
Posta al limite Nord-occidentale della zona alto-milanese e circondata dal verde anfiteatro di colline moreniche, Gallarate fu sin dalla preistoria (2° millennio a.C.) epicentro di un vasto territorio abitato, come successivamente nelle Età del bronzo (XIII secolo a.C.) e del ferro (IX-IV secolo a.C.), i cui ultimi secoli coincidono con l'epoca celtica. Numerose (nelle sale del Museo della Società Gallaratese Studi Patri, come al Castello Sforzesco di Milano e in altre raccolte qualificate) sono le testimonianze archeologiche di tali periodi nella plaga, ad es. i resti palafitticoli della Lagozza e Lagozzetta di Besnate, le tombe della cultura del Protogolasecca nella brughiera della Malpensa e altre vestigia rinvenute in varie località, compresa la centralissima Piazza Ponti.
La conquista romana della Gallia Cisalpina lascia notevole documentazione nel 'vicus', già assurto a rilevante importanza. Con la dominazione franca, sorse un castello alle sommità del primitivo nucleo urbano fortificato, adiacente all'attuale Basilica di S.Maria Assunta (ne resta memoria nel nome di via Postcastello). La basilica, ovviamente come entità religiosa e non come struttura architettonica assai posteriore, è citata come Capo Pieve in una pergamena del 974, regnante Ottone II; il documento che si conserva all'Archivio di Stato di Milano, è il più antico in cui ricorra il nome Gallarate. Distrutta Castelseprio ad opera di Ottone Visconti (1287), la città divenne capoluogo del Seprio, vasto e importante contado. Gallarate inizia in quegli anni una prestigiosa crescita economica e mercantile, che l'accompagna per l'età viscontea-sforzesca sino agli inizi, due secoli dopo, del dominio francese.
I documenti d'archivio del periodo qualificano Gallarate come polo d'interscambio nei mercati italiani ed esteri per i traffici di panni, drappe, cotoni e lino. Il ceto mercantile e nobiliare rappresentato da famiglie come i Rosnati, Reina, Masera, Palazzi, Macchi, Curioni, Mari, Guenzati, ecc. afferma i suoi successi in un settore produttivo che contrassegna il pionierismo industriale sino al recentissimo avvento del terziario.
Il dominio Straniero e Il Risorgimento
Gallarate, già teatro di cruente lotte fra Visconti e Torriani (se ne parla nel popolare romanzo storico 'Marco Visconti' di Tommaso Grassi) perde la sua autonomia col dominio francese e spagnolo (sec. XVI-XVIII) ed è feudo di celebri famiglie italiane (Bentivoglio, Caracciolo, Pallavicino, Altemps, Visconti, Castelbarco), non abdica però al ruolo primario nell'economia dell'Alto Milanese, tanto che nel 1786 Giuseppe II designa Gallarate a capoluogo di vasta Provincia austriaca.
Con l'avvento di Napoleone, primeggia tra noi una borghesia illuminata che sa coniugare le nuove idee di Libertà con una prodigiosa rivoluzione industriale, di cui sono protagonisti i Ponti i Borghi e i Cantoni. Capoluogo del 23° Distretto del Dipartimento dell'Olona, Gallarate partecipa col Podestà Ottavio Rosnati ai Comizi di Lione del 1802. Dopo la restaurazione, sancita dal Congresso di Vienna, notevoli furono i fermenti di libertà in Gallarate, animati da patrioti come Luigi Borghi e Filippo Guenzati (incarcerato allo Spielberg).
Giuseppe e Pompeo Castelli, titolari di quella 'farmacia del rinascimento', ora Dahò, ritrovo degli spiriti liberi, dove vuole la tradizione che Gerolamo Rovetta abbia ambientato il suo 'Romanticismo'.
La Città delle Cento Ciminiere
Sorvoliamo su altri episodi che attestano il notevole contributo della città alle campagne per l'indipendenza. Non possiamo però dimenticare il sacrificio di sangue offerto dai nostri giovani durante le due Guerre Mondiali, nè l'olocausto di quanti, per amore di libertà, caddero sotto i colpi della repressione fratricida e nei campi di sterminio nazisti. Ne sono rispettiva memoria il Monumento ai Caduti in Piazza Risorgimento (Enrico Butti, 1924) e quello alla Resistenza in Largo Camussi (Arnaldo Pomodoro, 1980).
Altro elemento notevole nella storia recente del Gallaratese è lo sviluppo dato nella nostra brughiera all'industria aeronautica sin dal 1910 con l'Ing. Gianni Caproni e piloti quali Gustavo Moreno, Oronzo Andreani e lo stesso Francesco Baracca. I gallaratesi, all'epoca delle mongolfiere bollati dagli invidiosi 'vicini' come 'brüsabalun' per l'innata tensione al volo, ebbero ben modo di riscattarsi! Anche attraverso le alterne vicissitudini della storia, Gallarate, cui veniva conferito il titolo di Città con decreto19.12.1860 a firma del Principe Eugenio di Savoia-Carignano, veniva potenziando il suo ruolo di centro industriale grazie all'imprenditorialità di uomini della tempra di Alessandro Maino, Cesare Macchi, Pietro Bellora, Carlo Borgomaneri, Giuseppe Calderara in campo tessile e Cesare Galdabini nell'industria meccanica e la collaborazione fattiva, pur contrassegnata da immancabili tensioni sociali, di una mano d'opera intelligente e laboriosa. Gallarate fu insomma, a cavallo del nuovo secolo e fino ad anni recenti, la 'Manchester d'Italia', 'la città delle cento ciminiere' di cui alcune restano, con i vecchi opifici dai vaghi connotati 'liberty' trasformati in centri artigianali, a testimonianza di archeologia industriale in una società votata a ruoli più impersonali.
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