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DAL FIUME ALLA RETE


Museo Civico

Museo Civico
INTRODUZIONE ALL'EDIFICIO

Le raccolte del Museo Civico sono il risultato di un'assidua ricerca condotta dall'ing. Guido Sutermeister negli anni tra il 1925 e il 1964, nel territorio della città e nelle zone limitrofe.

Grazie all'appossionato studioso si rese possibile, nel 1928, la costruzione, con l'utilizzo dei resti originali, di un edificio che riprendeva la pianta della dimora quattrocentesca della famiglia Lampugnani che divenne la sede del museo cittadino.

Il Museo di Legnano conserva perciò in particolare materiale archeologico proveniente dalla città e dal territorio circostante. Si tratta di reperti recuperati per lo più nel corso di scavi per demolizione e per costruzione di edifici a partire dai primi anni del 1900, periodo in cui la nostra zona, grazie alle industrie meccaniche e tessili, conobbe un notevole benessere economico. Le collezioni si sono poi arricchite con un consistente nucleo di materiali approdati al Museo da scavi della Soprintendenza Archeologica della Lombardia e donazioni fino al 1997Museo Civico


L'EDIFICIO

Il Portico
Nel portico-lapidario, costituito da arcate a colonne con soffitto in legno a cassettoni originali del 1400, sono deposti are, cippi, tombe a cassetta, sarcofagi in pietra databili tra il I secolo a.C. e il IV-V secolo d.C.; sulla parete fanno inoltre bella mostra di sé vari frontali di camini appartenenti a dimore nobiliari legnanesi del 1500 e 1600.

Sala delle Esposizioni
Nella saletta a piano terra è esposta una intera necropoli, costituita da 39 tombe, rinvenute a San Lorenzo di Parabiago, località poco distante da Legnano, in direzione Milano.

Questa necropoli, scavata dalla Soprintendenza archeologica della Lombardia negli anni 1991 e 1993, non è soltanto testimonianza dei riti funebri in uso nel nostro territorio tra il I secolo a.C. e il II secolo d.C., bensì documenta gli usi, le abitudini, i costumi delle popolazioni cui le sepolture si riferiscono.

Il rito funerario è quello della incinerazione: le ossa combuste venivano raccolte dai parenti entro urne o grandi contenitori per derrate alimentari (anfore), questi ultimi segati all'altezza dei manici, poi deposti in fosse, delimitate o meno, da 'muretti' di ciottoli. I resti del morto erano anche collocati direttamente nella nuda terra ma sempre accompagnati da quegli oggetti che nella vita più erano stati cari o erano serviti al defunto, il cosiddetto corredo tombale.

Il corredo tombale è composto da oggetti d'ornamento e per la cura del corpo (anelli, bracciali, spille, corallini per collane, specchi, pinzette depilatorie, contenitori in vetro per unguenti e profumi), stoviglie d'uso corrente per la cucina (pentole, coperchi, brocche etc.) o raffinate per la mensa (piatti, bicchieri, versatoi), strumenti per le attività lavorative (tenaglie, cesoie, compassi, raschiatoi per la concia delle pelli, falci per potatura, coltelli da macellaio, stili per scrivere, attrezzi chirurgici) nonché nella gran parte dei casi, dalle monete che servivano al defunto per il pagamento del pedaggio per il transito nell'Aldilà. La ricostruzione dei ritrovamenti più antichi e di quelli recenti effettuati a San Lorenzo di Parabiago e lo studio dei reperti da parte degli archeologi ha consentito di ipotizzare per questa località, come per tutto il nostro territorio, nel periodo corrispondente all'epoca romana imperiale (I secolo a.C. - IV secolo d.C.), una distribuzione per piccoli insediamenti sparsi, posti presso il corso del fiume Olona, con economia prevalentemente agricola e artigianale cui si aggiungeva, come altra risorsa, il commercio. Alcuni reperti attestano infatti la vivacità degli scambi tra il centro Italia e il nord Europa, dove abitavano i Celti, e di tali scambi beneficiavano in particolar modo i nostri 'VICI', situati strategicamente lungo le vie di transito e ai collegamenti tra il sud e il nord del nostro continente.

PRIMO PIANO

Sala della 'LOGGETTA'
La sala della 'Loggetta' al primo piano conserva materiali disposti per cronologia e per contesti tombali.

Gli oggetti testimoniano gli antichi popoli, con le relative culture, che hanno abitato il territorio a partire dall'Età del Rame (2000/1800 a.C.) fino all'invasione delle tribù germaniche dei Longobardi (VI-VII secolo d.C.) da cui la Regione prenderà poi il nome.

Salone d'onore e saletta adiacente
Di particolare eleganza è il 'Salone d'onore', che raccoglie una pregevole collezione di monete, esposte e catalogate scientificamente, in sequenza cronologica; si inizia il percorso con le monete in argento e bronzo magnogreche (secoli IV-III a.C.), si prosegue con quelle di età romana repubblicana, imperiale e del tardo impero (per tutta l'epoca romana le monete venivano usate per pagare simbolicamente il pedaggio per il defunto che si recava nell'Aldilà: è il cosiddetto 'OBOLO DI CARONTE'); vi sono poi le emissioni bizantine, successivamente quelle coniate dai signori che tennero in loro potere il ducato di Milano e le terre annesse,prima i Visconti e poi gli Sforza, infine le monete riferibili ai secoli XVII - XVIII, quando l'Italia settentrionale fu governata rispettivamente dagli Spagnoli e dagli Austriaci. In questa sala si possono inoltre ammirare tre grandi tele di un pittore ferrarese appartenente alla corrente artistica del divisionismo, Gaetano Previati, vissuto tra la metà dell'800 ed i primi del 900. I dipinti riassumono i tre momenti fondamentali della Battaglia di Legnano svoltasi il 29 maggio 1176, probabilmente nei dintorni della città: alcuni Comuni lombardi si unirono in sodalizio (Lega Lombarda) e giurarono di combattere le eccessive ingerenze pretese dell'imperatore tedesco Federico I di Svevia, detto 'Il Barbarossa', nelle loro questioni politiche, sociali ed economiche. Lo scontro si risolse con la vittoria dei Comuni lombardi comandati da Alberto da Giussano (il cui monumento è ben visibile nella piazza cittadina a lui dedicata), riuniti attorno alla croce, posta su un carro, trainato da buoi bianchi, denominato 'CARROCCIO'. Anche in questo locale si può notare il bel soffitto in legno a cassettoni dalla ricca decorazione, sempre proveniente dal maniero dei nobili Lampugnani. Nella saletta adiacente il salone d'onore è stata ricreata idealmente la stanza prediletta dell'abilitazione privata di un collezionista, che lì conserva ed espone i suoi tesori. Tali tesori infatti, raccolti da un appassionato d'arte, comprendono ceramiche, manufatti in bronzo e in vetro di provenienza varia: Grecia, Magnagrecia, Etruria, Italia Settentrionale che coprono un arco cronologico ampio: dal IX secolo a.C. al III secolo d.C.

In particolar modo però il Museo si caratterizza per la considerevole quantità di oggetti d'età romana provenienti quasi esclusivamente da sepolture. SECONDO PIANO
Saletta della Torre in allestimento

ATTIVITA' DEL MUSEO

Le attività del Museo sono, da anni rivolte in varie direzioni.

Tutto il materiale esposto è stato restaurato nel corso degli ultimi 15 anni in stretta collaborazione con la Soprintendenza Archeologica della Lombardia. Si tratta di materiale già conservato nel magazzino del Museo o emerso da scavi effettuati nel corso di questi anni.

Col materiale restaurato annualmente viene allestita una nuova mostra corredata da pannelli esplicativi lungo un percorso che, in questo modo, risulta ben documentato anche ai fini didattici.

Ogni mostra è affiancata da una pubblicazione di carattere scientifico di ampia diffusione soprattutto tra gli studiosi, le Soprintendenze, le Università e i Musei.

Viene organizzato, annualmente un ciclo di conferenze a tema archeologico denominato 'I giovedì del Museo' che riscuote da sempre numerosi consensi.

Sono previste infine visite guidate da archeologi che conducono i visitatori nelle varie sale del Museo illustrando e commentando, per ognuna di esse, le caratteristiche. Le visite si effettuano su prenotazione.

:: UTILITA' ::


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