LEGNANO/Si è appena concluso l’incontro organizzato presso la chiesa del Monastero delle Carmelitane Scalze con il professore Massimo Cacciari dal titolo “Fides et Ratio”. L’affluenza di pubblico, nel quale vi era anche il Sindaco Centinaio, è stata straordinaria tanto da riempire non solo l’intera chiesa ma anche la sagrestia, dove erano stati approntati degli schermi televisivi collegati alla navata.
Introdotta dalla Madre Superiora delle Carmelitane, la conferenza ha voluto essere un omaggio al Cardinal Martini, “maestro e padre nella fede” nonché amico di Cacciari stesso. Egli è considerato, infatti, un importante esempio di dialogo rivolto a tutti e di ascolto attento.
L’ex onorevole ha catturato da subito l’attenzione dei presenti immergendosi nell’analisi della stretta connessione tra ragione e fede senza troppi preamboli: “Dobbiamo innanzitutto conoscere la differenza tra distinguere e separare, perché gli aspetti della fede sono della ragione e propri di ciascuno di noi e non possono quindi essere separati, ma solo distinti.”
Cacciari ha più e più volte citato Sant’Agostino, uno dei capostipite della teologia cristiana, parlando di verità “indaganda” ovvero “da indagare, ricercare”, che è il principale elemento a distinzione tra la filosofia e la fede “perché nella teologia vi è una verità data, da ricercare però in continuazione”, perché “la fede è il voler conoscere ed indagare ciò in cui si crede” per non cadere nel dogmatismo che impedisce il dialogo e, quindi, la conoscenza vera.
In pratica, potremmo riassumere il discorso del professore, che è riuscito ad essere chiaro nonostante l’uso di un gergo filosofico di primo acchito complesso, dicendo che la fede trova nella sua imperfezione il suo campo d’azione: “La fede è perfetta quando diventa sapere, ma, come dice Agostino, essa è comprendere che ci sono cose incomprensibili, quindi sarà sempre
imperfetta.”
Passando a parlare della ragione e dello studio filosofico del “tutto” l’ex sindaco di Venezia ha introdotto un ulteriore tema al discorso: quello della libertà. “Lo scienziato ed il filosofo non possono dimostrare che i loro gesti e i loro discorsi sono frutto della loro libertà, perché una cosa è il “volere” fisiologico di cui ogni animale è dotato, altra è la libertà di volere.”
Il fedele ed il teologo considerano la libertà “il più grande dono di Dio”, ma noi dobbiamo per forza pensare di essere liberi, altrimenti “rimarrebbe solo la disperazione”. Questa indimostrabilità della nostra libertà, principio tra i più preziosi del nostro essere, ci comunica che “esiste qualcosa che non può essere dimostrato o comunicato all’interno dei limiti del discorso” e che quindi la filosofia e la scienza non può considerare il suo campo d’azione coincidente con il “tutto”: “Lo scienziato può mappare i processi biologici che portano il mio cervello a pensare e volere, ed ogni filosofo dovrebbe interessarsi di queste cose, ma la libertà individuale che ognuno di noi ha diversa dagli altri e che permette di individuarci come singoli non appartiene al mondo dei fenomeni, ovvero a ciò che appare.”
Al di là di alcuni passaggi più complessi rispetto al resto del discorso, dovuti alla difficoltà di condensare un argomento così vasto e discusso da secoli in un’ora e mezza, tale confronto sembra essere stato veramente apprezzato dal pubblico che ha avuto anche la possibilità di chiedere chiarimenti o approfondimenti una volta concluso l’intervento del professore.
Gussoni Enrico; 10/4/13
Primo estratto dell'incontro
Secondo estratto dall'incontro
Terzo estratto dell'incontro



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