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Ultimo aggiornamento: 25.05.2014
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CULTURA - Serata importante sugli scioperi del '44 che conclude gli eventi dell'Anniversario della Liberazione
Martedì 29 Aprile 2014 14:07
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Il tavolo dei relatoriLegnano - 1944 un anno importante nella storia d'Italia e di Legnano. Un anno che l'Anpi con il patrocinio comunale ha voluto ricordare a Palazzo Leone da Perego con una conferenza del professor Giancarlo Restelli e di Renata Pasquetto nell'ambito delle iniziative per il 25 aprile appena trascorso. La musica dei Numantini a intervallare le relazioni, a ricreare l'atmosfera di quegli anni difficili assieme ai contributi video con le testimonianze dei partigiani legnanesi protagonisti di quelle vicende tragiche. Gli scioperi del marzo 1944, di cui appunto ricorrono quest'anno i 70 anni, i fatti della deportazione dei lavoratori della Tosi anche loro del '44, il 5 gennaio e la storia dei fratelli Venegoni in un anno intensissimo tra battaglia alla Cascina Mazzafame a giugno, uccisione di Mauro Venegoni ad ottobre, attentato all'albergo Mantegazza contro fascisti e tedeschi. L'intreccio delle vite coraggiose di uomini come Carlo, Mauro, Guido e Pierino Venegoni, quattro fratelli per la libertà, schierati dalla parte dei lavoratori ma sempre con autonomia di giudizio rispetto al Partito Comunista e tanti personaggi da Samuele Turconi ad Arno Covini, da Piera Pattani a Francesca Mainini che hanno scritto la storia della città di Legnano. Un ottimo lavoro storico del prof Restelli e di Pasquetto dell'Anpi legnanese hanno restituito con dovizia di particolari al pubblico presente in sala, tra cui gli assessori Ferrè e Silvestri e il presidente dell'Anpi Botta, il quadro di un anno quello del 1944 cruciale per le sorti della guerra di Liberazione e per la vittoria finale sul nazifascismo. Dopo l'esperienza del '43 gli scioperi, tipico strumento della Resistenza italiana, dimostrano ancora come sia fallito il tentativo corporativo del fascismo di mettere assieme capitalismo e maestranze. "Senza popolo nessuna Resistenza" dice il comandante partigiano Samuele Turconi in uno dei video-testimonianza raccolti prima della sua morte e proiettato nella serata. Il perché di una lotta così rischiosa è nella risposta di quasi tutti i protagonisti legnanesi di allora: per la nostra Italia, che non volevano vedere più schiava di tirannie e dominazioni straniere, per la libertà del mondo intero.

A seguito una sintesi del prof. Restelli

L'incontro è stato promosso dall'Amministrazione comunale e dall'Anpi di Legnano nel quadro del Settantesimo degli scioperi del marzo 1944. E' stata anche l'occasione per ripercorrere alcuni momenti importanti della Resistenza a Legnano nello stesso anno.

A partire dal 1 marzo del '44 tutto il Centro-Nord fu coinvolto in numerosi scioperi che coinvolsero in maniera continuativa 500.000 operai delle grandi e medie aziende. Non era mai accaduto durante il dominio nazista che fossero organizzati scioperi di questa entità durante la dominazione tedesca.
A iniziare lo sciopero furono gli operai della Mirafiori e dei Grandi Motori di Torino il 1 marzo contemporaneamente agli operai delle altre grandi città.
Dal primo giorno a Legnano si sciopera nella Franco Tosi, nella Manifattura Lombarda, nella De Angeli-Frua e in tante altre aziende. Nonostante la retata nazista del 5 gennaio '44 all'interno della Franco Tosi, che era costata la deportazione di otto lavoratori, a Legnano tutto si ferma il 1° marzo.
L'immagine del ricordo ai LegnanesiLa reazione tedesca è furibonda e immediata. Hitler da Berlino chiede la deportazione del 20% degli scioperanti. Le autorità naziste in Italia optano per l'arresto e la successiva deportazione nel Reich degli elementi più sindacalizzati e vicini alla Resistenza. Alla fine il bilancio è tragico: 1200 deportati prevalentemente nei KZ per lavorare in condizioni brutali al servizio dell'industria bellica tedesca.
Se da una parte lo sciopero, durato una settimana, fu un fallimento perché nessuna delle richieste degli operai fu accettata, dall'altra la capacità di mobilitazione dei lavoratori impressionarono i tedeschi occupatori e le deboli strutture dello stato fascista repubblicano.

Solo da Legnano tredici lavoratori furono deportati a Mauthausen: solo uno potè tornare alla fine della guerra. Tutti gli altri furono uccisi con la fame, il lavoro sfibrante, le malattie che falcidiavano la popolazione carceraria nei campi di concentramento.

I loro nomi:
- Giuseppe Bosani
Nato a Legnano. Lavoratore presso l'Alfa Romeo di Milano. Mestiere dichiarato tornitore. Morto il 14 maggio 1945 a Mauthausen (dopo la liberazione del lager). Aveva 35 anni
- Ambrogio Carlo Bossi
Nato a Crenna, frazione di Gallarate. Mestiere dichiarato aggiustatore. Abitava a Legnano. Morto il 30 marzo 1945 a Mauthausen. Aveva 43 anni
- Rino Cassani
Nato a Legnano. Lavoratore della Emilio Bozzi di Legnano. Mestiere dichiarato meccanico ciclista. Morto il 26 aprile 1945 a Gusen. Aveva 33 anni
- Giuseppe Ciampini
Nato a Busto Arsizio. Padre di dieci figli. Lavoratore presso la Ercole Comerio di Via Gaeta a Legnano. Mestiere dichiarato tornitore. Morto il 25 marzo 1945 a Mauthausen. Aveva 53 anni
I deportati legnanesi- Carlo Giovanni Ciapparelli
Nato a Legnano. Operaio della Franco Tosi. Mestiere dichiarato tornitore. Morto il 26 maggio del 1945 a Gusen (quindi a guerra finita). Aveva 42 anni
- Giovanni De Tomasi
Nato a Busto Arsizio. Lavoratore presso la Ercole Comerio di Via Gaeta a Legnano. Mestiere dichiarato operaio meccanico. Morto il 17 marzo 1945 a Mauthausen. Aveva 33 anni
- Corrado Galliani
Nato a Canda (Rovigo). Impiegato alla tessitura Agosti. Morto il 4 maggio 1945 a Gusen. Aveva 37 anni (muore un giorno prima della liberazione!)
- Pietro Gobbo
Nato a Legnano. Arrestato a Torino. Mestiere dichiarato tornitore. Morto il 28 marzo 1945 a Gusen. Aveva 40 anni
- Astorre Landoni
Nato a Legnano. Mestiere dichiarato disegnatore tecnico. Morto il 7 marzo 1945 a Gusen. Aveva 37 anni
- Mario Pomini
Nato a Legnano. Operaio della Emilio Bozzi. Mestiere dichiarato arrotino. Morto a Gusen. Aveva, nel '45, 38 anni
- Giuseppe Ranzani
Nato a Castellanza. Operaio della Pensotti di Legnano. Mestiere dichiarato tornitore. Morto il 23 aprile 1945 a Gusen
- Eugenio Verga
Nato a Legnano. Mestiere dichiarato installatore elettrotecnico. Morto il 26 maggio 1945 a Mauthausen (muore a guerra finita). Aveva 37 anni
- Davide Zanin
Nato a Cordenons (Udine). Abitava a Legnano. Mestiere dichiarato operaio. Morto l'11 ottobre 1944 a Gusen. Aveva 45 anni
Nella seconda parte della conferenza Renata Pasquetto (ricercatrice storica e membro del direttivo Anpi Legnano) ha messo in evidenza la straordinaria ricchezza della Resistenza a Legnano nel 1944 in cui accanto a fratelli Venegoni operarono altri partigiani che scrissero con le loro azioni pagine cheancora oggi aspettano di essere conosciute.
I deportati legnanesiIl fatto più grave e doloroso fu l'assassinio di Mauro Venegoni, comunista e antifascista da sempre, il più generoso nella lotta contro fascisti e tedeschi.
Dalla relazione di Renata Pasquetto:
"Ai fratelli che gli consigliavano prudenza Mauro tempo addietro aveva risposto: "Noi dobbiamo rimanere sulla breccia. E se è nostro destino sacrificarci, dobbiamo cadere là, al nostro posto di combattimento! Non un passo indietro!"
Casualmente, il giorno successivo, il 30 ottobre '44, viene arrestato e condotto alla caserma della Brigata Nera di Busto Arsizio, ma ha con sé documenti falsi a nome Mario Raimondi. Viene interrogato e anche torturato ma a un certo punto uno lo riconosce per quello che è, il Mauro Venegoni che da tempo vorrebbero avere fra le mani: per lui è finita, le botte e le torture si intensificano, in un'orgia di sangue. Corrono brigatisti neri anche da fuori Busto. Vogliono sapere dov'è suo fratello Carlo e vogliono informazioni sulle Brigate. Lungamente e orribilmente torturato Mauro non dice una parola. "Vermi," urla loro, "voi avete rovinato l'Italia!" La notte del 31 ottobre lo caricheranno su una lunga automobile nera e, ubriachi di liquore e di sangue, lo scaraventeranno lungo la strada per Cassano Magnago e lo finiranno con due colpi alla nuca, abbandonando il corpo segnato da ferite e lesioni di ogni genere, mutilato e il viso orrendamente sfigurato: gli hanno rotto la mascella, cavato gli occhi...
I fascisti lo seppelliranno in tutta fretta col nome falso scritto sul suo documento dando come unica causa di morte i colpi d'arma da fuoco, tacendo tutto il resto e imputando la colpa dell'accaduto a ignoti ma la moglie di Mauro richiederà la riesumazione del cadavere, riconoscendo in esso il marito".

Galleria Fotografica

Video:

Introduzione di Giancarlo Restelli

Intervista a Pattani

Numantini 1° Parte

Numantini 2° Parte

Numantini 3° Parte
La Redazione


 

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