Castellanza – Ieri 5 marzo alla LIUC in un'affollata aula Bussolati, e nell'aula adiacente, davanti a un attentissimo pubblico di ben 700 persone si è svolta la presentazione di un libro di Alberto Savorana, "La vita di Don Giussani", Rizzoli.
L'evento, è stato promosso dalla LIUC – C.Cattaneo e dalla Fondazione San Giacomo, patrocinato dal Comune di Castellanza, dalla Fondazione Comunitaria del Varesotto e dal Decanato della Valle Olona e ha visto gli interventi di relatori d'eccezionale chiarezza e livello culturale : oltre all'autore, il presidente dell'Eni ing. Giuseppe Recchi e il presidente della LIUC ing. Michele Graglia che hanno sottolineato l'importanza e l'attualità del pensiero e dell'azione di Don Luigi Giussani, fondatore, nel 1954, del movimento di Comunione e Liberazione.
Il libro permette di incontrare la grande figura di Don Giussani (Desio, 1922- Milano 2005), un sacerdote che aveva una grande passione per Cristo e per l'uomo e mise al centro della sua vita l'educazione. Un leader carismatico che con la coerenza del suo pensiero ha appassionato, trascinato e mobilitato grandi masse, che ha testimoniato con la sua vita un cristianesimo vissuto non come dottrina, ma come esperienza, radicato dentro la realtà, e su questo ha costruito, educato e organizzato, spendendosi senza riserve, aggregando giovani e meno giovani intorno alla visione cristiana della vita.
Alla domanda sul perché di questo successo rispondeva "Credo in quello che dico" e lo metteva in pratica: "Verificate se quello che dico è vero": in queste lapidarie parole la grandezza di un uomo che colpiva nel profondo le persone che avvicinava, con autorevolezza, penetrando nella mente e nell'anima, comprendendo il cuore umano, trasmettendo e coinvolgendo, trascinando e convincendo prima di tutto con l'esempio delle azioni coerenti con le parole e comunicando la passione per la filosofia della vita.
Don Giussani ha analizzato con massima acutezza la società del periodo storico che l'ha visto protagonista. Già nel passato vedeva smarrimento nei giovani e cinismo negli adulti, debolezza di coscienza, poca energia spirituale, anestesia, mancanza di desideri e di alti obiettivi, incapacità di prendersi responsabilità, mancanza di desideri e di alti obiettivi.
Aveva ben presente che "La debolezza dell'esperienza cristiana dipende dal fatto che la fede diventa incomprensibile se i bisogni dell'uomo non sono presi sul serio".
Auspicava quindi la nascita di una comunità che condividesse forti valori, non solo religiosi: la competenza, il merito, la responsabilità, la necessità di puntare in alto per far emergere i talenti e arrivare a mete elevate: una comunità che impedisca di lasciarsi condizionare dall'idea che questo mondo è in decadenza e condannato inesorabilmente al disfacimento, una comunità che abbia la forza di comunicare fermezza, di mobilitare le persone, di "riformare l'Io per riformare la società".
Un'analisi che mai come oggi è attuale nel generale appiattimento dei valori, in quella sorta di corsa al ribasso, nell'incapacità generale di gettarsi coraggiosamente e con entusiasmo per costruire un mondo migliore. "Io non voglio vivere inutilmente, è la mia ossessione" diceva nel 1945 appena ordinato sacerdote, ed è stato esaudito.
Per Don Giussani fare politica voleva dire entrare nella realtà sociale e impegnarsi per migliorarla, guidati da ideali e da convinzioni, sulla base degli insegnamenti di Cristo, rifuggendo il potere che avrebbe contaminato e logorato le persone coinvolte nella competizione: diceva che la politica basata sul potere era "malvagia", diceva che tra CL e la politica avrebbe dovuto esserci sempre una "distanza critica" (1975), dimostrando una lungimiranza eccezionale.
Un grande uomo, un grande cristiano, un grande leader.
Oggi più che mai abbiamo bisogno di grandi persone e di grandi esempi da seguire.
Articolo di Tiziana Viganò


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