Un nuovo decreto legge fiscale è in arrivo, volto a risolvere alcune criticità della recente legge di bilancio e della riforma fiscale. Questo provvedimento prevede, tra le altre cose, il rinvio di alcune scadenze fiscali, la modifica delle norme sull’Irpef e sull’Ires, e si occupa di tracciare meglio le spese di trasferta e di ridurre l’aliquota IVA su opere d’arte. La sua approvazione è prevista per la fine di maggio, con impatti immediati sulle dichiarazioni dei redditi del 2024.
Tracciabilità delle spese di trasferta
Una delle innovazioni più controverse introdotte dalla recente legge di bilancio riguarda la tracciabilità delle spese di trasferta. Per fare fronte alle problematiche sollevate da professionisti e aziende, il Governo sta preparando una riformulazione di questo obbligo, che entrerà in vigore dal primo gennaio 2025. Tale misura ha suscitato preoccupazioni poiché colpisce sia i dipendenti, attraverso la tassazione sui rimborsi spese, sia i datori di lavoro, che non possono dedurre questi costi.
Attualmente, non esistono limiti territoriali per questa norma, applicabile alle spese effettuate sia in Italia che all’estero, un aspetto considerato problematico in quanto la misura intende combattere l’evasione fiscale. Per superare queste difficoltà, il decreto legge fiscale apporterà delle modifiche, limitando l’obbligo di tracciabilità esclusivamente alle spese di trasporto effettuate nel territorio italiano. Inoltre, si renderà necessaria una revisione delle norme per allinearle con le nuove regole di tassazione del lavoro autonomo.
Riduzione dell’aliquota IVA sulle opere d’arte
Il Governo italiano sta anche accelerando nel tentativo di ridurre l’aliquota IVA sulle cessioni di opere d’arte, seguendo l’esempio di paesi come Francia e Germania, che hanno già abbassato le loro aliquote rispettivamente al 5,5% e al 7%. Questa misura è volta a incentivare il commercio di opere artistiche e potrebbe dar slancio a un settore che ha sofferto negli ultimi anni. La delega fiscale, introdotta con la legge 111/2023, aveva già stabilito le basi per una potenziale diminuzione dell’aliquota IVA ordinaria dal 22% attuale.