Manovra 2026, l'Abi lancia l'allerta: «Fisco, il buco di 800 milioni nei ricavi!»

Novembre 8, 2025

Giuseppe Baroni

Manovra 2026, l’Abi lancia l’allerta: «Fisco, il buco di 800 milioni nei ricavi!»

Il Senato si prepara a discutere la Legge di Bilancio, con l’ufficializzazione dei relatori prevista per giovedì 6 novembre. Quattro rappresentanti, uno per ciascun partito della maggioranza di centrodestra, presenteranno il documento.

Il gettito bancario aumenta grazie alla manovra

Secondo quanto riferito dal Direttore Generale dell’ABI, Marco Elio Rottigni, le misure fiscali incluse nella manovra consentiranno alle banche di registrare un maggior gettito di circa 9,6 miliardi di euro per il quadriennio 2026-2029. Durante l’audizione alla commissione bilancio del Senato, Rottigni ha sottolineato che nei primi sei mesi del 2025, i gruppi bancari italiani hanno visto una riduzione del margine di interesse del 6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, una tendenza destinata a continuare nei prossimi anni. Questo calo è legato alla diminuzione dei tassi di interesse, con il tasso medio per i nuovi finanziamenti alle imprese sceso di 220 punti base.

Le conseguenze fiscali della manovra per le banche

Rottigni ha anche menzionato che le misure fiscali introdotte dalla manovra si tradurranno in perdite di ricavi per 800 milioni di euro entro il 2030 per le banche. Queste perdite derivano principalmente dal differimento delle quote di deducibilità previsti per il periodo d’imposta 2027 e dalla limitazione sulla deducibilità delle perdite fiscali. Inoltre, il Direttore ha evidenziato che il contesto economico rimane incerto e che le tensioni geopolitiche, insieme all’introduzione di dazi, potrebbero influenzare negativamente la crescita economica e il commercio internazionale.

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Un intervento timido per le PMI

Fabio Ramaioli, Direttore Generale di Confimi Industria, ha espresso preoccupazioni sulla manovra, definendola “timida” e insufficiente per incidere sulle piccole e medie imprese. Durante la sua audizione, Ramaioli ha evidenziato la necessità di misure più concrete contro l’alto costo dell’energia, e di un miglioramento delle politiche industriali per restituire competitività al settore. Ha inoltre sottolineato una preoccupante contrazione del numero di imprese manifatturiere in Italia, passate da 744 mila nel 1995 a 497 mila attuali, evidenziando la necessità di un intervento urgente.

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