Il 1° gennaio 2026 segnerà un cambiamento significativo nella gestione dei conti finanziari con asset digitali in Italia. Banche e operatori del settore crypto dovranno adeguarsi a nuove norme di trasparenza imposte dal Ministero dell’Economia. Queste disposizioni mirano a garantire una comunicazione più chiara e dettagliata all’Agenzia delle Entrate, in linea con le direttive europee.
## Nuove Regole e Definizioni nel Settore Finanziario
Il nuovo decreto ministeriale, firmato dal ministro Giancarlo Giorgetti, aggiorna il precedente regolamento del 2015 per includere una gamma più ampia di entità e strumenti finanziari. Le modifiche riguardano in particolare le entità di investimento, che d’ora in poi comprenderanno anche i gestori di criptoattività, a condizione che i ricavi da tali attività superino il 50% del reddito lordo complessivo. Inoltre, le istituzioni di deposito saranno definite come qualsiasi entità che accetta depositi nella sua attività bancaria e detiene moneta elettronica o valute digitali a beneficio dei propri clienti.
## Definizioni Chiare di Moneta Elettronica
Il decreto introduce una definizione precisa di moneta elettronica, coprendo una vasta gamma di prodotti che rappresentano digitalmente una valuta ufficiale emessa da una banca centrale. Questo include non solo il denaro fisico, ma anche prodotti dedicati a ricevere fondi per pagamenti e crediti verso gli emittenti, ampliando così la portata della normativa.
## Maggiore Reporting e Compliance Europea
Una delle novità più rilevanti riguarda l’incremento significativo dei dati che le istituzioni finanziarie dovranno trasmettere all’amministrazione fiscale. I requisiti includeranno informazioni personali, residenza fiscale e dettagli sui conti, con un obbligo di aggiornamento non solo annuale. Tuttavia, il decreto prevede che le informazioni relative a ruoli di controllo o partecipazione non saranno necessarie se non disponibili presso le istituzioni.
## Conseguenze per Intermediari e Risparmiatori
A partire dal 1° gennaio 2026, banche e fintech dovranno rivedere i loro sistemi per adeguarsi al nuovo servizio di identificazione dell’Unione Europea e gestire le autocertificazioni. Quest’obbligo potrebbe comportare nuove sfide per gli operatori economici, in particolare per quanto riguarda i risparmiatori stranieri, poiché il governo non assumerà costi aggiuntivi, trasferendo piuttosto l’onere della compliance sul settore privato.