La normativa italiana riguardante gli accessi fiscali è sotto scrutinio da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha recentemente emesso sentenze contrarie all’Italia. Dopo il caso Italgomme e le recenti decisioni su indagini finanziarie, un nuovo verdetto colpisce l’Italia in relazione a un’operazione di controllo su una sede legale che fungeva anche da residenza. La decisione solleva interrogativi sull’efficacia delle garanzie giuridiche in materia.
## Il problema della difesa
I giudici di Strasburgo hanno ribadito quanto già affermato nella sentenza Italgomme, evidenziando come il sistema giuridico italiano non garantisca adeguate protezioni procedurali. In particolare, le procedure contestate non sono soggette a un efficace controllo giurisdizionale a posteriori riguardo alla loro legalità, necessità e proporzionalità. Questo contesto ha portato al rigetto dell’eccezione preliminare avanzata dal Governo, relativa al presunto mancato esaurimento dei rimedi interni.
## L’autorizzazione del Pm
Nel caso specifico relativo alla sentenza del 5 marzo, si distingue dalla pronuncia Italgomme. La sede legale della società ricorrente coincideva con la residenza del suo rappresentante legale. Pertanto, era necessaria l’autorizzazione del pubblico ministero. Tuttavia, gli esperti della Corte hanno sottolineato che, sebbene tale autorizzazione fosse stata concessa, essa non deve essere motivata, risultando solo un mero requisito procedurale. Di conseguenza, questo tipo di autorizzazione è considerato inadeguato, similmente a quanto già emerso nel caso Italgomme.
## I ricorsi ex post non sono rimedi efficaci
La questione centrale rimane la validità delle garanzie conferite. La Corte ha stabilito che i ricorsi ex post presentati davanti ai tribunali tributari o civili non sono da considerarsi rimedi efficaci, come dimostrato nel caso Italgomme, e non rappresentano quindi un obbligo da esaurire. Inoltre, il Governo italiano non ha fornito ulteriori indicazioni su leggi o decisioni interne che possano contestare queste conclusioni, lasciando inalterate le preoccupazioni riguardanti la protezione dei diritti dei cittadini in materia fiscale.