Il mercato dell’antiriciclaggio in Italia continua a rivelare legami inquietanti tra evasione fiscale e reimpiego di denaro illecito. Un report della Banca d’Italia mette in luce che una segnalazione su cinque si traduce in interventi da parte del fisco, indicando un fenomeno che persiste nel tempo e muta strategie in risposta alle normative fiscali.
La cessione dei crediti fiscali
Analizzando i dati dell’Unità di informazione finanziaria (Uif) negli ultimi anni, emerge un chiaro legame tra le politiche fiscali e il fiorire di attività illecite. Nel periodo post-pandemico, la stagione delle cessioni del Superbonus ha visto un incremento esponenziale: nel 2021 sono state registrate 459 cessioni, che sono cresciute a 2.816 l’anno seguente. Questa escalation ha rappresentato il 9% di tutte le segnalazioni fiscali, segnalando un allerta per i crediti e i debiti tributari anomali. Un fenomeno che continua a manifestarsi anche nel 2022, quando tali operazioni mostrano una crescita significativa.
L’effetto delle restrizioni
Dopo il picco di SOS registrato nel 2022, il numero delle comunicazioni relative alle cessioni dei crediti è calato drasticamente: 743 nel 2023 e ulteriormente a 619 nel 2024. Le restrizioni normative introdotte per contrastare le frodi hanno notevolmente ridotto la possibilità di gestire tali crediti, restringendo il campo di azione che precedentemente alimentava le segnalazioni antiriciclaggio. Questo non significa che il rischio sia scomparso, ma piuttosto che le nuove sfide si pongono in un contesto di maggiore rigorosità normativa.