Cedolare secca in crisi: il gettito precipita ulteriormente nel 2026, -25,5%!

Luglio 21, 2026

Giuseppe Baroni

Cedolare secca in crisi: il gettito precipita ulteriormente nel 2026, -25,5%!

Calo delle entrate da cedolare secca: si attendono i dati estivi per confermare la tendenza

Le entrate fiscali derivanti dalla cedolare secca sugli affitti segnano una brusca inversione di tendenza che rischia di avere ripercussioni significative sugli investimenti immobiliari. Mentre il settore attende il rilascio dei dati estivi per un’analisi più dettagliata, l’attuale trend indica un netto calo che potrebbe continuare anche nei prossimi mesi.

L’aliquota al 10% sui contratti a canone concordato

Il recente calo delle entrate da cedolare secca, scese a 4,69 miliardi di euro nel 2025, segnala un cambiamento di verso dopo più di un decennio di crescita continua. I dati dei primi cinque mesi del 2026, con un’entrata di 318 milioni di euro, rappresentano una diminuzione del 25,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un possibile motivo di questo trend potrebbe essere il trasferimento di contratti da un’aliquota del 21% per i locatori a canone libero verso l’aliquota ridotta del 10% per i contratti a canone concordato. È opportuno notare che questa aliquota speciale si applica solo a contratti in aree specifiche, incluse le grandi città e i comuni ad alta tensione abitativa.

Lo spostamento verso gli affitti brevi

Un altro elemento da considerare è l’aumento degli affitti brevi, che sta sottraendo attrattiva agli affitti a lungo termine. Le dichiarazioni relative al 2025 mostrano un calo dell’aliquota del 26% per chi affitta seconde abitazioni, con un gettito minimo di 17 milioni di euro. Con l’introduzione di normative più severe a partire dal 1° gennaio 2023, che prevedono l’obbligo di partita IVA già dalla terza casa, potrebbero emergere ulteriori impatti sulla domanda di affitti a lungo termine.

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L’andamento del mercato immobiliare

Infine, è fondamentale analizzare il numero crescente di immobili sfitti e quelli che continuano a operare nel sommerso, contribuendo all’evasione fiscale. Recentemente, un rapporto sull’economia non osservata ha segnalato un miglioramento del tax gap relativo alle locazioni, con un gap di 773 milioni di euro per il 2023 rispetto agli 875 milioni del 2022. Questo suggerisce che, sebbene ci sia una diminuzione delle entrate, ci potrebbero essere segnali di miglioramento nella compliance fiscale.

Nonostante le informazioni attuali, resta da vedere se il terzo indicio confermerà questa tendenza negativa o se ci saranno segnali di ripresa nei mesi a venire.

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