L’attività del Fondo indennizzo risparmiatori (Fir) è al centro dell’attenzione della Corte dei conti, che ha esaminato la sua operatività e ha pubblicato una relazione sollecitando una programmazione finanziaria più precisa. Con un finanziamento di 1,6 miliardi di euro per il triennio 2019-2021, il Fir si propone di rimborsare i risparmiatori colpiti da gravi irregolarità da parte di istituti di credito. Di seguito, l’analisi sulla sua attuazione e sugli sviluppi futuri.
## Il meccanismo del Fir
Il Fondo indennizzo risparmiatori, gestito dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef), è stato istituito per rimborsare i risparmiatori, i loro familiari e gli eredi, titolari di azioni o obbligazioni subordinate, che hanno subito perdite a causa di violazioni sistematiche da parte di banche in liquidazione coatta tra il 16 novembre 2015 e il 1° gennaio 2018. La recente istruttoria ha delineato lo stato di attuazione del fondo, mettendo in evidenza sia i risultati ottenuti sia le aree che richiedono attenzione dal punto di vista contabile e finanziario.
## A fine 2023 accolte 134mila domande
Al 31 dicembre 2023, il Fir ha accolto oltre 134.000 domande, per un ammontare vicino a 1,354 miliardi di euro. Dopo la prima fase di liquidazione, l’importo totale erogato ha raggiunto circa 1,355 miliardi di euro. La maggior parte delle somme, circa il 59,3%, è stata destinata al Veneto. Le domande sono state esaminate da una Commissione tecnica, supportata dalla Consap. Tuttavia, l’analisi della Corte dei Conti ha evidenziato problemi di programmazione, inclusa la formazione di residui di stanziamento e una sovrastima delle risorse necessarie per il funzionamento della Commissione, indicando la necessità di una revisione della pianificazione finanziaria.
## La dotazione integrata con 80 milioni
In aggiunta, la relazione della Corte di contabilità menziona un’integrazione della dotazione del Fondo, come disposto dalla legge di Bilancio 2026, autorizzando una spesa massima di 80 milioni di euro, ripartiti in 20 milioni per il 2026 e 30 milioni per ciascuno degli anni 2027-2028. Questa misura si rifà ai risparmiatori le cui domande sono state bocciate a causa di incompletezza documentale o procedurale. La Corte ha raccomandato un’accelerazione nella definizione delle nuove istanze, per evitare ulteriori residui nel capitolo di spesa. È stata inoltre sollecitata una stima più precisa degli stanziamenti per la Commissione tecnica, per garantire una programmazione coerente con le necessità reali.