Il governo italiano sta cercando di implementare misure per contrastare l’aumento dei prezzi dei carburanti, con un focus particolare sulle grandi aziende energetiche. Il Consiglio dei ministri ha approvato, infatti, un nuovo decreto che prevede un’imposta anticipata del 39% sugli utili delle società del settore. La misura è stata definita in collaborazione con i gruppi coinvolti e intende garantire risorse necessarie per affrontare l’emergenza attuale.
## Chi paga il nuovo taglio delle accise
La misura colpirà le grandi aziende del settore energetico che, nel bilancio del 2025, hanno registrato ricavi superiori ai 20 miliardi di euro. Le attività interessate includono l’estrazione, la produzione, l’importazione, la raffinazione, e la commercializzazione di petrolio e gas naturale, tra gli altri. Il decreto stabilisce chiaramente quali aziende rientrano sotto questa normativa, che potrebbe contribuire in modo sostanziale alla raccolta di fondi.
## Misura concordata con i gruppi coinvolti
Il provvedimento è stato elaborato in accordo con le aziende del settore, come dichiarato da fonti governative. Questo approccio mirato consente di affrontare efficacemente il deficit di risorse, specialmente dopo il rifiuto da parte di Bruxelles di un intervento europeo sulle tasse straordinarie per le compagnie petrolifere. Il governo, tuttavia, non intende fermarsi qui e sta pianificando di collaborare con altri Paesi su questo tema.
## Come funziona il meccanismo
Analogamente a quanto avvenuto con le banche, le somme anticipate dalle aziende energetiche diventeranno un credito d’imposta. Tale credito potrà essere utilizzato per ridurre le ritenute e le imposte sulle aziende che rientrano nel meccanismo di anticipazione. È importante notare che questo credito non influenzerà il calcolo del reddito imponibile e qualora l’importo superi le imposte dovute, l’azienda potrà utilizzare l’eccedenza in compensazione.
## La modifica del Tuir
Il decreto prevede anche un aggiornamento del Testo unico delle imposte sui redditi (Tuir), introducendo l’anticipo del 39% sui dividendi in un nuovo articolo 55 bis. Questo prelievo dovrà essere effettuato entro il 30 novembre di ogni anno, suggerendo che la norma potrebbe diventare parte integrante del sistema fiscale e non limitarsi a un intervento di emergenza.