Rinvio al 1° luglio: la tassa sui mini pacchi extra UE slitta, ecco cosa cambia!

Febbraio 8, 2026

Giuseppe Baroni

Rinvio al 1° luglio: la tassa sui mini pacchi extra UE slitta, ecco cosa cambia!

Il governo italiano sta considerando il rinvio dell’applicazione di una nuova tassa sui mini pacchi provenienti da paesi extra UE. Questa decisione, influenzata da recenti sviluppi normativi europei, potrebbe essere formalizzata attraverso una modifica al decreto Milleproroghe attualmente in discussione.

## La questione del contributo sui mini pacchi

Il contributo di 2 euro previsto per le importazioni di valore dichiarato inferiore a 150 euro, riguardante non solo la Cina ma anche paesi come il Regno Unito e gli Stati Uniti, potrebbe subire un rinvio in attesa dell’implementazione di un nuovo dazio doganale di 3 euro, già approvato a livello europeo. Secondo le rivelazioni della Confetra, ci sono preoccupazioni relative ad un aumento dei comportamenti elusivi, poiché alcuni pacchi vengono spediti verso altri scali europei, dove il contributo non è applicato, per poi essere trasportati in Italia senza dover pagare la tassa.

Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha già espresso un’apertura verso questa possibilità, sottolineando che il governo sta cercando di mantenere coerenza con le decisioni europee.

## Un’attuazione graduale e le modifiche fiscali

L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha proposto un’introduzione graduale della nuova tassa, stabilendo un regime transitorio che consenta alle importazioni effettuate tra gennaio e febbraio 2026 di essere regolate entro il 15 marzo dello stesso anno. A partire dal 1° marzo 2026, si dovrebbero invece applicare le norme ordinarie. Tuttavia, con un eventuale rinvio, questa soluzione potrebbe comunque essere rivista, permettendo all’Italia di attendere i suoi partner europei per l’introduzione del nuovo dazio.

In aggiunta, il governo sta considerando modifiche urgenti ad altre normative fiscali, come l’estensione della ritenuta d’acconto. C’è anche attenzione verso i problemi interpretativi che sorgono con la nuova disciplina dell’Iva sulle vendite con permuta, i cui cambiamenti potrebbero complicare i contratti pluriennali. Un emendamento, già presentato, mira a fare in modo che le nuove regole si applichino solo a contratti futuri, mantenendo in vigore il sistema attuale per quelli già esistenti.

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