Pnrr: Obiettivi 2030 a portata di mano, ma un gigantesco gap di 20 miliardi incombe!

Marzo 20, 2026

Giuseppe Baroni

Pnrr: Obiettivi 2030 a portata di mano, ma un gigantesco gap di 20 miliardi incombe!

Negli ultimi mesi della sua implementazione, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) si avvia a fare un bilancio del suo impatto sul raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030. Secondo un monitoraggio recente, pur evidenziando progressi significativi, emergono importanti disparità tra diverse regioni italiane, richiedendo ulteriori investimenti per colmare i gap esistenti.

La spinta del Pnrr

Nonostante il Pnrr non riesca a ridurre completamente il divario Nord-Sud, in alcune regioni il suo contributo si è rivelato particolarmente efficace. Tra queste, Molise, Basilicata, Piemonte e Calabria hanno osservato progressi notevoli. In Molise, per esempio, il fabbisogno residuo per raggiungere i target è stato calcolato in 41,9 milioni di euro. La regione ha quasi raggiunto gli obiettivi stabiliti in termini di case e ospedali di comunità, asili nido e borse di studio, anche se mancano ancora 15,2 milioni per gli alloggi universitari e 20,4 milioni per il rinnovo del parco autobus.

In Basilicata, l’impatto del Pnrr è stato decisivo nel migliorare l’assistenza domiciliare, gli asili e nel contrastare l’abbandono scolastico. La Calabria, nonostante una condizione di partenza sfavorevole, mostra segni di ripresa: con un ulteriore investimento di 410 milioni di euro, potrebbe centrare i target per case della comunità e asili nido entro il 2030. La situazione è più complessa in Piemonte, dove restano significativi gap, necessitando ulteriori investimenti per il rinnovamento del parco autobus e per gli alloggi universitari.

Le criticità

La situazione si complica ulteriormente in vista degli obiettivi fissati per il 2030. In Piemonte, ad esempio, solo il 12% degli ospedali di comunità attesi era disponibile nel 2021; il Pnrr potrà contribuire a colmare solo il 20% del fabbisogno, lasciando scoperto il 68%. Gli unici territori che hanno soddisfatto questo target sono Veneto e Marche, mentre il resto del Paese, in particolare Lombardia e molte regioni del Sud, registrano carenze significative.

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Allargando lo sguardo, Lazio e Lombardia si segnalano per il fabbisogno residuo più elevato, rispettivamente di 3,26 e 3,21 miliardi di euro. Le regioni Campania e Sicilia mostrano i risultati più critici: i ritardi accumulati in termini di alloggi universitari, assistenza domiciliare e servizi per l’infanzia non sono stati compensati dal Pnrr, con gap ancora rispettivamente di 2,2 miliardi e 1,8 miliardi di euro da colmare. La Campania, in particolare, necessita di 764 milioni di euro per soddisfare l’offerta di posti letto, mentre la Sicilia lotta contro la dispersione scolastica e altre carenze significative nei servizi.

In sintesi, il recente rapporto di ASviS sul Pnrr sottolinea due verità precisi: sebbene il piano abbia avviato un cambio di rotta nel Paese, portando alcune regioni verso i giusti obiettivi, permangono enormi sfide strutturali che richiederanno un intervento continuativo oltre il 2030. Il Pnrr non può essere concepito come un intervento occasionale ma deve essere inteso come parte integrante di una strategia a lungo termine per ridurre i divari territoriali in Italia.

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