Confindustria: la crisi si aggrava, il colpo dell'emergenza energetica si fa sentire!

Aprile 20, 2026

Giuseppe Baroni

Confindustria: la crisi si aggrava, il colpo dell’emergenza energetica si fa sentire!

Le aspettative delle imprese italiane si presentano cupe, influenzate da una congiuntura economica segnata dalla guerra e dall’aumento dei costi. Un’analisi approfondita delle dinamiche attuali nel settore industriale e nei servizi restituisce un quadro di incertezze e preoccupazioni, in particolare riguardo alla competitività nelle esportazioni.

## Attese negative per le imprese

Le proiezioni per l’industria italiana sono tutt’altro che incoraggianti. Nel primo trimestre 2023, si prevede una contrazione del 0,5%, nonostante il Pmi di marzo denoti un leggero incremento a 51,3, un valore che rimane comunque in zona espansiva. Questa crescita modesta è sostenuta da una strategia difensiva delle aziende, che stanno accumulando scorte in previsione di futuri aumenti di prezzo. Tuttavia, la fiducia delle imprese industriali mostra timidi segnali di ripresa, mentre l'impatto della guerra si manifesta in una brusca diminuzione delle attese produttive.

## Previsioni sullo stato dei servizi

Anche il settore dei servizi si prepara ad affrontare un significativo calo della domanda. A marzo, l’indice Sp-Pm ha subito una drammatica caduta, scendendo a 48,8 da 52,3, evidenziando un chiaro riflesso della diminuzione della domanda. Sebbene la fiducia imprenditoriale abbia registrato un lieve aumento, le aspettative sugli ordini rimangono pessime, accentuando le preoccupazioni per un’eventuale stagnazione economica.

## Export: rimbalzo delle vendite negli Usa

Nel settore dell'export, si segnala una ripresa delle esportazioni di beni nel mese di febbraio, con un incremento del 2,2% a prezzi costanti, dopo un gennaio caratterizzato da una fase di stasi. Un fattore chiave di questo rimbalzo è rappresentato dall’aumento delle vendite negli Stati Uniti, che hanno mostrato un tasso di crescita del 8% su base tendenziale, con particolare riferimento a farmaci e mezzi di trasporto. Tuttavia, i nuovi dazi introdotti il 24 febbraio hanno reso le merci italiane meno competitive rispetto al passato, con un impatto diretto previsto di circa 22 miliardi di euro sulle esportazioni verso i paesi del Golfo e su forniture critiche come alluminio e fertilizzanti.

## I timori delle imprese

Le imprese italiane esprimono preoccupazione principalmente per le tensioni sui costi. Un sondaggio condotto tra le grandi imprese associate a Confindustria tra il 18 e il 25 marzo ha rivelato che i principali ostacoli identificati in relazione al conflitto sono il costo dell’energia (25% delle risposte), i costi di trasporto e/o assicurazione (21,9%) e il costo delle materie prime non energetiche (18,4%). Se il conflitto dovesse protrarsi, il costo delle materie prime è destinato a diventare la principale fonte di preoccupazione, con una percentuale del 20,7%. Anche il costo dell’energia (19,4%) e i costi di trasporto (15,4%) continuano a figurare tra le principali criticità. Altre problematiche già evidenti includono le difficoltà nelle esportazioni (11,2%) e l’aumento dei costi dei semilavorati, che tocca un preoccupante 8,5% (10,3% nel caso di un conflitto protratto).
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