Stabilità Finanziaria: Il Parlamento Approvà la Risoluzione di Maggioranza sul Dfp. Giorgetti Avverte: "Un Paese Indebitato Non È Mai Libero!

Maggio 13, 2026

Giuseppe Baroni

Stabilità Finanziaria: Il Parlamento Approvà la Risoluzione di Maggioranza sul Dfp. Giorgetti Avverte: “Un Paese Indebitato Non È Mai Libero!

Il governo italiano sta cercando di manovrare entro i limiti delle normative europee per attivare misure di salvaguardia economica in risposta all’attuale crisi energetica. Con un call to action per maggiore flessibilità nel Patto di stabilità Ue ed un piano per le famiglie e le industrie più colpite, l’Esecutivo si prepara ad affrontare le sfide economiche in arrivo.

Interlocuzioni per attivare clausole di salvaguardia

Il governo ha deciso di escludere prospettive di iniziative unilaterali dal testo attuale, senza fornire un riferimento diretto allo scostamento di bilancio. Nonostante ciò, si conferma l’impegno a rispettare il «percorso di spesa netta programmatica» come delineato nel Piano e nelle raccomandazioni del Consiglio del gennaio 2025. Contestualmente, si avviano interlocuzioni con l’Unione Europea per riconoscere l’eccezionalità della situazione, anticipando una possibile attivazione delle clausole di salvaguardia.

Un riferimento esplicito alle clausole non era presente nell’ultima bozza, ma è stato comunque giustificato dalla «situazione economica caratterizzata da un rilevante impatto asimmetrico» alesata dagli eventi bellici in Iran, che continuano a condizionare i costi energetici. Gli Stati membri dell’Unione si trovano, infatti, a gestire fattori al di fuori del loro controllo.

Richiesta di flessibilità nel Patto di Stabilità Ue

La risoluzione impegnerebbe il governo a chiedere la massima «flessibilità» possibile nel Patto di stabilità europeo. Ci si attende l’attivazione di tutte le iniziative necessarie nelle appropriati sedi europee, mirate ad approfittare delle aperture offerte dal quadro di governance economica europeo. L’approccio mira a garantire misure per la sicurezza economica e energetica messe a dura prova dalla crisi internazionale.

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Misure fiscali e tassazione sugli extraprofitti

Il governo sta progettando «misure fiscali mirate, temporanee e non distorsive», destinate a mitigare l’impatto dell’aumento dei prezzi dei combustibili su famiglie, in particolare quelle in difficoltà, oltre che su settori industriali critici come trasporti, agricoltura e pesca. Si prevede che per finanziare queste misure si cerchi una soluzione a livello di Unione Europea per utilizzare il gettito fiscale derivante da un’impennata anomala dei prezzi dei combustibili fossili, come già segnalato nella lettera al Commissario europeo Hoekstra da cinque Ministri delle Finanze.

Il governo, come indicato dalla premier e approfondito dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in sede di audizione, punta a ottenere la flessibilità dello 0,15% del Pil, equivalente a 3,7 miliardi. Questa flessibilità era già stata contemplata nel piano di conti di ottobre, da destinare principalmente a spese per sicurezza e difesa. Ora si intende garantire che parte di queste spese possa essere utilizzata per far fronte allo shock energetico, riducendo di fatto le risorse destinate al riarmo.

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