Sommario: Negli ultimi anni, l’Agenzia delle Entrate italiana ha adottato un approccio strategico nella selezione dei contribuenti da controllare, puntando all’individuazione di casi con elevati indicatori di rischio. La gestione efficiente dei controlli fiscali appare essenziale nell’ambito del contrasto all’evasione, ma la situazione attuale richiede un’analisi più complessa rispetto al semplice numero di controlli effettuati.
Il ruolo della selezione
L’Agenzia delle Entrate ha recentemente chiarito che l’impegno nel contrasto all’evasione fiscale si è focalizzato sulla selezione dei contribuenti identificati come ad alto rischio. Secondo il Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef), è stata implementata una strategia che si avvale di strumenti avanzati di analisi dati, permettendo così di concentrare gli sforzi di controllo su un numero ristretto di soggetti.
Questo approccio mirato non solo rafforza l’azione contro l’evasione, ma aumenta anche l’efficacia degli accertamenti, riducendo le ripercussioni sui contribuenti che rispettano i propri obblighi fiscali. Infatti, il Mef sottolinea l’importanza di ottimizzare il rischio di controllo per chi presenta potenziali irregolarità, evitando di sprecare risorse pubbliche su contribuenti in regola.
Il presidio dell’evasione
Il Ministero dell’Economia chiarisce ulteriormente che la semplice divisione tra il numero dei controlli effettuati e il totale dei contribuenti non è sufficiente per determinare l’efficacia del presidio contro l’evasione. Questo perché tali calcoli presuppongono una uniformità di profili di rischio tra tutti i contribuenti, il che non riflette la realtà.
Inoltre, è fondamentale considerare che il numero totale dei controlli deve essere valutato nel contesto dell’insieme delle azioni intraprese per proteggere le finanze pubbliche. Attualmente, i controlli automatizzati delle dichiarazioni coprono quasi il 100% del campione e, oltre a quelli successivi, vengono attuati anche vari tipi di controlli preventivi.
Il pagamento degli avvisi bonari
In risposta a un’interrogazione del Movimento 5 Stelle (M5S), è emerso che solamente il 14% delle somme richieste attraverso avvisi bonari viene effettivamente versato dai contribuenti. Questa cifra è stata interpretata come un segnale di una tendenza a procrastinare i pagamenti in attesa di eventuali sanatorie. Tuttavia, il Ministero dell’Economia ha precisato che questa quota non è particolarmente significativa, poiché molti contribuenti optano per piani di pagamento rateali in corso.
Di contro, una percentuale considerevole delle somme richieste attraverso queste comunicazioni è recuperata mediante iscrizione a ruolo, con circa il 59% degli importi pagati in rate. Questo scenario rappresenta, dunque, un processo dinamico in continua evoluzione, mostrando le complessità legate alla gestione dei pagamenti fiscali in Italia.