Una lettera inviata a Bruxelles mercoledì sera segna un passo significativo nella lunga trattativa tra Roma e la Commissione europea riguardo ai fondi Safe per la difesa. L’Italia ha deciso di attivare una parte dei prestiti previsti, optando per un utilizzo parziale delle risorse disponibili dall’UE.
Cosa è Safe
Safe, acronimo di Security Action for Europe, è uno strumento attraverso cui l’Unione Europea raccoglie fino a 150 miliardi di euro sui mercati dei capitali, emettendo obbligazioni comuni. Questi fondi vengono poi girati agli Stati membri sotto forma di prestiti a lungo termine a tasso agevolato, con scadenza fino a 45 anni e un periodo di grazia di dieci. Attivo dal 29 maggio 2025, Safe rappresenta il primo pilastro del piano ReArm Europe, successivamente ribattezzato Readiness 2030. Tra l’11 febbraio e il 10 aprile 2026, il Consiglio ha approvato i piani di 18 Paesi membri, inclusa l’Italia, che aveva prenotato 14,9 miliardi, il terzo importo più alto dopo Polonia, Romania e Francia.
Quasi 9 miliardi per l’Italia
La cifra definitiva richiesta dall’Italia si attesta a 8,9 miliardi di euro, un importo che il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha descritto come “quasi 9”. “Abbiamo deciso di utilizzare meno rispetto ai 14,9 miliardi inizialmente prenotati,” ha dichiarato Tajani al termine di un incontro a Rimini. “Questo perché è fondamentale investire di più nella sanità e nelle politiche sociali. La crisi causata dalla guerra in Iran ha portato cambiamenti significativi,” ha aggiunto, informando che il ministero della Difesa si prepara a stilare una lista di progetti da finanziare, molti dei quali già in collaborazione con altri Stati.
In cosa si potrà investire
Le risorse finanziate da Safe possono essere destinate a due categorie di prodotti per la difesa, come previsto dal regolamento UE 2025/1106. La Categoria I comprende munizioni e missili, sistemi di artiglieria capaci di attacchi a lungo raggio con precisione, capacità di combattimento terrestre, equipaggiamenti per i soldati, piccoli droni e sistemi per la difesa contro i droni, protezione delle infrastrutture critiche, capacità cibernetiche e mobilità militare.