Magenta - A Magenta, centocinquantanni fa, è stata scritta una delle pagine più significative della storia legata al periodo risorgimentale italiano. Il 4 giugno del 1859, gli uomini dell'esercito dell'Impero francese e del Regno di Sardegna, comandati da Napoleone III° e da Vittorio Emanuele II° e l'esercito dell'Impero austroungarico, comandato da Ferencz Gyukaj, si affrontarono in una battaglia decisiva per la conquista dell'indipendenza e per la realizzazione dell'Unità d'Italia.
Ogni anno, nel mese di giugno, in occasione della celebrazione dell'anniversario a Magenta si svolgono il corteo e la ricostruzione storica della battaglia, combattuta nelle vie del centro della città con la partecipazione di gruppi in costume risorgimentale ed armi d'epoca provenienti da tutta Europa.
La battaglia, alla quale si riferisce la ricostruzione storica, fa riferimento alla seconda delle guerre combattute per raggiungere l'Indipendenza dall'Impero austroungarico. Infatti dopo l'esito negativo delle prima guerra, combattuta dal marzo 1848 al mese di marzo dell'anno successivo una decina d'anni dopo, esattamente nel luglio del 1858, Cavour si incontrò segretamente con Napoleone III° a Plombiéres per chiedere il suo aiuto per la liberazione del lombardo-veneto stipulando accordi segreti secondo i quali, in caso di vittoria,
il Piemonte avrebbe ceduto Nizza e la Savoia.
Il 10 gennaio del 1859 Vittorio Emanuele II°, nel discorso di apertura al parlamento, il cui testo venne concordato tra Cavour e Napoleone III° affermò:... Non siamo insensibili al grido di dolore che da tante parti d'Italia si leva verso di noi..". Gli echi a tali affermazioni non tardarono a manifestarsi: i lombardi manifestarono immediatamente il loro entusiasmo mentre molti volontari attraversarono il Ticino per unirsi ai Piemontesi. Dopo circa quattro mesi, il 23 aprile, l'Austria inviò un ultimatum al Piemonte intimandone il disarmo entro tre giorni, ciò rappresentò l'occasione tanto attesa da Cavour per iniziare la guerra. Scaduto il tempo previsto gli Austriaci invasero il Piemonte con l'intenzione di sconfiggere l'esercito sardo prima dell'arrivo dell'alleato francese.
I Piemontesi ostacolarono l'avanzata del maresciallo Gyulaj, comandate delle truppe nemiche, allagando le risaie della Lomellina e del Vercellese; a loro volta i Francesi, attraverso il Moncenisio e da Genova raggiunsero rapidamente il campo di battaglia. Il 20 maggio gli Austriaci vennero battuti a Montebello. Mentre Gyulaj attendeva con il grosso delle truppe il passaggio del nemico intorno a Piacenza, Napoleone III° lo trasse in inganno passando il Po a Casale, spostando velocemente l'armata francese dalla zona di Alessandria a quella di Novara per puntare verso Milano. Solo dopo le sconfitte patite il 30 e il 31 maggio a Vinzaglio e a Palestro il comandante austroungarico si accorse del tranello e ordinò che il grosso dell'esercito venisse spostato, attraverso Vigevano ed Abbiategrasso, dalla Lomellina a Magenta.
La notte tra il 2 ed il 3 giugno il genio francese, protetto dall'artiglieria, gettò di fronte a Turbigo un ponte di barche di 180 metri. Iniziò così il passaggio del 2° Corpo d'Armata al comando del generale Patrice Edme de Mac Mahon che sostenne i primi scontri a Turbigo e Robecchetto.
La mattina del 4 giugno Mac Mahon divise le sue truppe in due colonne dirigendo la 2° Div. del generale Espinasse verso Marcallo e la 1° Div. di De La Motterouge verso Boffalora. Intanto le truppe austriache tardavano ad arrivare ed il generale Clam-Gallas dispose le sue forze a triangolo con i vertici a Magenta, Marcallo e Boffalora. Non appena Napoleone III° udì il cannone tuonare, dal suo osservatorio nelle torre di S. Martino al Basto, sulle sponda piemontese del Ticino, convinto che l'attacco di Man Mahon era ormai in atto, ordinò alle truppe in attesa di muoversi verso i ponti sul Naviglio Grande di Boffalora, Ponte Vecchio e Ponte Nuovo. Gli austriaci riuscirono a far saltare il primi due: quello della Dogana con quello della ferrovia, poco più tardi a valle, rimasero così l'unico passaggio per raggiungere la sponda sinistra del canale. Ma Mac Mahon, rimasto fermo in attesa di coordinare i movimenti delle sue colonne ed il 3° Corpo d'Armata francese, tardò a giungere da Novara, sul campo di battaglia.
Iniziò intanto ad arrivare da Abbiategrasso il grosso delle truppe austriache il cui ingresso in linea rese la situazione critica per i Francesi al punto che a Vienna fu inviato un telegramma che annunciava una schiacciante vittoria.
Dopo accaniti combattimenti dall'esito incerto i francesi riuscirono a passare sul Ponte Nuovo solo quando gli austriaci , minacciati sul fianco destro da Mac Mahon che aveva ripreso l'attacco a Boffalora, si ritirarono attestandosi a Magenta. La battaglia divampò attorno alla stazione ferroviaria di Magenta; gli austroungarici abbandonarono le postazioni e si ritirarono nella case per difendere palmo a palmo il territorio. Il generale Espinasse fu colpito nei pressi di Casa Giacobbe, ma la sua colonna e quella di Mac Mahon con una manovra a tenaglia, superarono la massicciata della ferrovia attaccando il nemico trincerato nel borgo. Verso sera i bersaglieri del Div. del generale Manfredo Fanti e le batterie dell'Artiglieria Piemontese del generale Durando coprirono il fianco sinistro alleato partecipando anche ai rastrellamenti nell'abitato. Alla sera del 4 giugno, dopo la vittoriosa battaglia. L'Imperatore Napoleone III° nominò Mac Mahon Maresciallo di Francia e Duca di Magenta. La battaglia di Magenta che permise la liberazione di Milano e della Lombardia segnò l'inizio del cammino verso l'Unità d'Italia.
Giacomo Agrati



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