La Corte Costituzionale ha evidenziato la necessità di abolire il prolungato meccanismo di riconoscimento del trattamento di fine servizio (TFS) per i dipendenti pubblici, chiedendo un intervento legislativo entro il 14 gennaio 2024. La questione è urgente: la modifica è fondamentale per evitare ripercussioni significative sulle finanze pubbliche.
L’ordinanza della Corte Costituzionale
La Corte Costituzionale ha reso nota l’ordinanza 25/2026, in cui sollecita il Governo e il Parlamento a rivedere le normative introdotte nel 2010 durante la crisi del debito. Queste disposizioni impongono attese pluriennali ai dipendenti pubblici per la liquidazione del loro TFS. I giudici, questa volta, hanno posto un termine chiaro: se non verranno adottate misure adeguate, nella prossima udienza del 14 gennaio 2027 la norma potrebbe essere dichiarata incostituzionale, aprendo un buco nel bilancio pubblico stimato dall’Inps in 15,6 miliardi di euro.
Implicazioni per la prossima legge di Bilancio
La prossima legge di bilancio avrà il compito cruciale di definire un percorso che permetta ai dipendenti pubblici di ricevere l’intero TFS in tempi normali, entro pochi mesi dalla cessazione del servizio. Ciò implica un graduale superamento delle attuali normative, considerate complesse e inadeguate. Attualmente, i fondi iniziano a essere accreditati solo dopo nove mesi dall’uscita dal servizio, con un limite di 50.000 euro per la prima rata e lo stesso per la seconda, che arriva dodici mesi dopo. Per chi ha liquidazioni superiori, il processo si allunga ulteriormente, richiedendo addirittura tre rate e un ulteriore anno di attesa.