Legnano – La mafia a Milano esiste? E in Lombardia esiste? Quanto è radicata? Sotto quale aspetto si presenta? Chi è coinvolto nella malavita organizzata? Quanto è informata la popolazione? A queste e a molte altre domande hanno cercato di dare una risposta Mario Portanova, giornalista e autore con Giampiero Rossi e Franco Stefanoni del libro "Mafia a Milano, 60 anni di affari e delitti" e Antonio d'Urso, vicequestore aggiunto al commissariato di Legnano, ieri sera, durante il primo dei tre incontri organizzati presso il Liceo Galilei di Legnano per l'iniziativa del Decanato di Legnano "Vedo, sento... parlo? Legnano tra mafie e legalità". Risposte che hanno voluto sentire in tanti, così tanti che l'aula magna del liceo, la più grande sala pubblica di Legnano, non riusciva a contenere. Risposte fornite in un interessante dibattito a due voci, moderato dal giornalista Andrea Accorsi, che ha tratteggiato un quadro sconvolgente, raccontando la profonda penetrazione della criminalità organizzata nella nostra zona. La paura di sentirsi "contaminati" ha spinto spesso cittadini e istituzioni a negare qualsiasi rapporto della mafia con il nostro territorio, ma le indagini e le sentenze parlano chiaro, e altrettanto fanno i dati: su 1377 aziende confiscate alla mafia nel 2011 ben il 14% si trova in Lombardia. L' ndrangheta, ad oggi la più grande e pervasiva organizzazione criminale in Italia, ha investito nella nostra regioni uomini e capitali approfittando della sua ricchezza e della sua forza produttiva, creandosi una fitta rete di rapporti in ambito politico, imprenditoriale e finanziario. Ben decisa a rimanere
nel buio, e in questo aiutata dall'ostinato silenzio dei cittadini, ha esteso il suo pericoloso controllo con estorsioni, usura, spaccio, riciclaggio di denaro sporco. Non bisogna dunque illudersi che esistano delle zona franche, ma mobilitarsi. In primis tutto questo va raccontato, e va raccontato soprattutto ai giovani, perché acquisiscano consapevolezza, fiducia nelle istituzioni, e soprattutto coraggio, quel coraggio che, domanda il vicequestore D'Urso, "è più di chi uccide con un colpo di pistola alle spalle (la parola 'Ndrangheta, ricorda, deriva dal greco andragathia, cioè virtù degli uomini coraggiosi) o di chi ha il coraggio di denunciarli alla luce del sole?". "Sono stupefatto – ha aggiunto Mario Portanuova - Vado in giro per la Lombardia e non avevo visto mai tanta gente. Segno che se si parla di argomenti vicini alla gente, il pubblico arriva. La lotta alla mafia non deve essere fatta solo dalle istituzioni ma anche dai cittadini, dalla scuola con l'educazione alla legalità. Bisogna agire". E proprio all'azione sarà dedicato l'incontro di lunedì prossimo, il 21 Marzo,nella giornata della legalità per la regione Lombardia.
Sara Ruocco e Enzo Mari
Galleria fotografica a cura di F. Mari




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