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Luino
Tappa 1

MERCATO DI LUINO Per ottenere l´apertura di un mercato, già nel lontano 1475, a Luino vi era stato un tentativo ad opera del feudatario luinese Giovanni Rusca, ma i ´Maestri´ delle entrate ducali avevano espresso parere sfavorevole.
Tra il 1535 e il 1541 per servizi resi al Sacro Romano Impero, Giacomo Mandelli Signore del piccolo feudo di Maccagno, ottenne la concessione al mercato settimanale e concesse a Luino che il mercato si tenesse a settimane alterne tra Luino e Maccagno.
I Conti Rusca di Luino, pochi anni dopo, prendono contatto col Conte Giacomo Mandelli, affinchè interponga i suoi buoni uffici presso l´Imperatore Carlo V e conceda anche al loro borgo un uguale privilegio.
Il Conte Giacomo appoggia la petizione e il 5 settembre 1541, l´imperatore decreta che anche a Luino si possa tenere mercato di bestiame, cereali, prodotti vari.
Il mercato si tiene tutt´oggi nel nucleo storico del borgo. Conta 371 bancarelle di vendita, la maggior parte delle quali a conduzione famigliare.
Vi giungono autobus da ogni luogo, Austria, Germania, Olanda e ovviamente dalla Svizzera, mentre per i visitatori provenienti dalla sponda opposta e dal Locarnese vengono organizzate corse speciali a mezzo dei battelli.
Le merci poste in vendita si sono adeguate ai tempi. Se durante i suoi primi due secoli il mercato fu una sede di scambio dove convenivano i contadini delle valli vicine, verso la seconda metà del 1800, con l´avvento dell´industria i prodotti in vendita provenivano soprattutto dal Novarese.
Il mercato conobbe il suo maggiore sviluppo con la costruzione della ferrovia
Tappa 2
IL SANTUARIO DELLA MADONNA DEL CARMINE Luino, Santuario della Madonna del Carmine, era enorme l’affetto di cui frate Jacopo godette durante la sua vita, da parte delle popolazioni luinesi e da quelle confinanti di Voldomino e Germignaga, le quali desideravano avere più vicino a loro il Santuario della Madonna del Carmine, che stava per essere fondato. Per una coincidenza, il luogo prescelto era il terreno donato da Jacopo prima della sua entrata nell’ordine dei Carmelitani. Egli però non vide completato il monastero, che venne costruito a più riprese, prima grazie agli aiuti economici della duchessa reggente Bona di Savoia, vedova di Galeazzo Maria Sforza, in seguito, al probabile appoggio dei Rusca di Como, a cui la Valtravaglia era passata in feudo nel 1438. Oggi infatti è ancora possibile notare le insegne ruscone sul portale di pietra arenaria rossastra. Tali insegne appartengono a Giovanni Rusca, che fu conte alla fine del Quattrocento, il che lascia supporre che il santuario sia stato terminato prima dell’inizio del Cinquecento.
Sono le parti aggiunte attorno al 1655 quelle che danno maggiore forma al santuario, e che sono oggi le più vistose: le due cappelle dedicate alla Madonna del Carmine e alla Passione di Gesù; il pulpito e i confessionali in legno eseguiti dello scultore varesino Bernardino Castelli, nel 1687.
Questi elementi, unitamente agli esterni, sono stati restaurati dai lavori del 1987, che li hanno riportati all’antico splendore, ma che hanno consentito persino di portare alla luce affreschi e pitture prima di allora nascoste a causa del degrado in cui versava il santuario sin dal 1779. In quell’anno infatti il convento venne chiuso dietro ordine di Giuseppe II e, i terreni, di proprietà di Ruggero Marliani fino al 1773, furono messi all’asta e poi acquistati dal conte Crivelli. Sebbene la chiesa rimase in funzione, il santuario venne quindi abbandonato
Tappa 3

SAN. PIETRO IN CAMPAGNA A LUINO Campanile e chiesa sorgono nei pressi del cimitero. La denominazione "in Campagna" deriva, appunto, dal fatto che, in passato, chiesa, campanile e cimitero sorgevano fuori dal centro abitato. La chiesa era l'antica parrocchiale di Luino, prima che la sede fosse trasferita in centro per ordine di S. Carlo Borromeo. S. Pietro è considerato, da molti, uno dei più bei campanili della zona. Il primo piano è parzialmente inglobato nelle strutture edificate successivamente. I restauri hanno reso evidente l'esistenza di una porta che metteva in comunicazione la navata con campanile stesso. La struttura è quella tipica dello stile comasco: i quattro piani superiori presentano, dal basso verso l'alto, una feritoia, una monofora e due bifore, i piani sono scanditi da archetti pensili realizzati con semplici conci di pietra. I quattro lati del campanile sono marcati da lesene. La copertura del tetto è realizzata in piode e sulla sommità è posta un'elaborata croce in ferro battuto. Il campanile è l'unico elemento che rimane dell'originaria chiesa romanica. Alcuni studiosi ipotizzano una datazione intorno alla fine dell'XI sec. e sostengono che questo campanile sia servito da modello per molti altri realizzati in zona.
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